Gran Sasso, acqua inquinata come 13 anni fa (Borexino): la giunta dichiara lo stato di emergenza, il Ruzzo chiude la captazione

La nota arriva in serata: i rilievi della Asl di settembre hanno segnalato di nuovo lo pseudocumene nell'acqua per uso potabile. Nel 2003 lo sversamento dai Laboratori, il sequestro della procura e l'inchiesta
15 dicembre 2016
Teramo - Teramo

TERAMO - L'Abruzzo e il Teramano questa sera sono tornati indietro di 13 anni, al 2003. Era il mese di giugno quando l'allora presidente del consigiio Silvio Berlusconi, decretò lo stato di emergenza ambientale nel territorio delle province di L’Aquila e Teramo interessato dagli interventi necessari alla messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. Nell'ambito dell'esperimento diventato famoso come Borexino, durante la fase di test di un impianto di purificazione e filtrazione dello pseudocumene (ossia trimetilbenzene, una sostanza largamente utilizzata nella produzione di resine, che in laboratorio serve per rivelare i neutrini): si verificò uno sversamento nel pozzetto di drenaggio di circa 50 litri di questa sostanza chimica che finì nella rete dell'acqua potabile dove il Ruzzo captava. Un disastro ambientale si era verificato l'anno prima, nell'agosto del 2002 e la magistratura teramana era intervenuta nel maggio 2003 con il sequestro della sala C  dei laboratori del Gran Sasso, dopo la conferma dell'inquinamento.
Tredici anni dopo, questa sera, la Regione ha fatto sapere che la Giunta regionale, presieduta dal Luciano D'Alfonso, «ha dichiarato lo stato di emergenza idrica nel comprensorio teramano dopo la disposizione cautelativa emessa della Asl di Teramo per le acque provenienti dai laboratori del Gran Sasso dell'Infn. Il provvedimento ha ridotto la disponibilità idrica della sorgente del traforo che non è piu in grado di garantire i volumi necessari per l'acqua potabile». Tradotto: la Asl ha rilevato livelli di inquinante nell'acqua potabile che il Ruzzo capta dal Gran Sasso che notoriamente avevano (e forse hanno ancora) punti di rischiosa commistione con quella dei Laboratori; lo ha segnalato a settembre, oggi si arriva alla decisione di autorizzare il Ruzzo a prelevare acqua, fino a un massimo di 100 litri al secondo, dalla presa Venacquila, e di trattarla attraverso il potabilizzatore di Montorio al Vomano.

Dal Ruzzo è arrivata la spiegazione (all'Ansa) che il provvedimento nasce dal ritrovamento lo scorso 2 settembre di tracce di solventi nelle acque provenienti dalla condotta del Gran Sasso. Il sistema di controllo che effettua analisi ha immediatamente bloccato l'immissione dell'acqua nel circuito Ruzzo: la Asl ha vietato il prelievo di questa acqua e il divieto si protrae per precauzione ancora oggi, nonostante ulteriori analisi non abbiano più riscontrato problemi. «Vorrei tranquillizzare i cittadini, perchè l'acqua è sempre stata potabile - ha spiegato il presidente Ruzzo, Antonio Forlini». Il provvedimento della Regione reitera quindi il precedente di settembre. «Ma desidero comunque capire cosa sia successo il 2 settembre - è il commento del sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi - i sistemi hanno funzionato, ma è chiaro che qualcosa è successo e serve chiarezza. Non credo si possa restare così, senza risposte».

Cercare chiarimenti con la Asl è stato impossibile, con telefoni spenti e ritrosia a fornire informazioni senza autorizzazioni dei vertici da parte di dirigenti del Dipartimento di igiene. E' molto probabile che siamo di fronte a una situazione analoga a quella di 13 anni fa, perchè anche stavolta, e questo è certo, ci sono ancora e di nuovo, tracce di pseudocumene dove non dovrebbe essercene. E cioè nell'acqua potabile che arriva a valle attraverso le condotte del Ruzzo.
Speriamo che qualcuno ci spieghi.

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