Tetti di spesa in sanità, il sisma fa slittare il processo a Chiodi e Venturoni

La difesa del Governatore emerito e dell'ex assessore invocano la sospensione prevista dal decreto legge
30 novembre 2016
Pescara - Pescara

PESCARA - Un'istanza presentata dagli avvocati dell'ex presidente della Regione Gianni Chiodi fa slittare al 6 giugno prossimo la discussione e la sentenza del procedimento che vede imputati lo stesso Chiodi, l'ex sub-commissario Giovanna Baraldi, l'ex assessore regionale Lanfranco Venturoni e due tecnici dell'Agenzia nazionale per i servizi regionali, accusati a vario titolo di falso, violenza privata e abuso d'ufficio.

I legali dell'ex governatore, i teramani Pietro Referza e Enrico Mazzarelli, si sono avvalsi del dl che sospende le attività processuali per le persone residenti nell'area del cratere, individuata dal Governo in seguito alle ultime scosse di terremoto. Il gup Gianluca Sarandrea ha fissato la prossima udienza nella prima data utile, successiva alla scadenza dei termini della sospensione, prevista per il 31 maggio. Lo slittamento non incide sui tempi della prescrizione. «Avrebbero anche potuto scegliere di venire in Aula - commenta Tommaso Marchese, avvocato di parte civile per conto dei gruppi operanti nella sanità privata Pierangeli, Spatocco e Villa Serena - ci saremmo attesi un atteggiamento diverso, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rese dagli imputati, che avevano pubblicamente chiesto di avere giustizia in tempi rapidi».

Il procedimento ha preso il via dall'esposto dei titolari di alcune cliniche private, in seguito al ridimensionamento dei tetti di spesa per l'anno 2010. Secondo l'accusa, Chiodi, come ex commissario ad Acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, avrebbe fatto firmare alle cliniche private contratti di prestazione di assistenza ospedaliera, collegando la firma al pagamento dei crediti che le cliniche vantavano nei confronti della Regione. Secondo il pm, l'ex governatore avrebbe fatto pressioni sulle cliniche per far firmare quei contratti e avrebbe tenuto un "generale atteggiamento ostruzionistico volto a non fornire i dati per procedere all'attuazione della metodologia utilizzata per realizzare i tetti di spesa". Da qui l'accusa di violenza privata, anche per Venturoni.

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