Bentornati nella Sala del Consiglio

E benvenuto al Sindaco Brucchi
06 agosto 2010
TERAMO - Mi hanno insegnato che non si fa. Non si scrive dei propri ricordi, non si parla in prima persona. Si scrive per gli altri. I giornalisti vedono, registrano, interpretano e raccontano. Ma adesso sta cambiando tutto. E comunque questa volta devo per forza parlare attraverso quello che ho vissuto. Sono emozionata, perchè il Consiglio comunale è tornato a casa. E' tornato a casa nostra, quella che un vecchio presidente della Regione (Mattucci) avrebbe chiamato "la casa dei Teramani". E insieme con la sala è tornato il Sindaco. Brucchi oggi ha fatto un discorso da Sindaco, ha voluto che tutti riconoscessero la dignità del luogo, che è la sostanza dell'esserci. Tra le righe di quello che diceva c'erano le facce dei miei ricordi, della mia formazione, della storia democratica di Teramo. Sono arrivata dopo Gambacorta, ma lui era nell'aria della vecchia sala ad ogni seduta. C'è stato per anni. Ma lì ho visto, sentito, rispettato, Lettieri, Valente, Pannella, Turone, Bettini. Lì abbiamo "trattato" con Lettieri, Graziani (Franco, di Ivan parlerò dopo) e Giuliana Valente per stabilire come dedicare spazi proporzionati ai gruppi che rappresentavano (nell'ordine: PSI, PCI, DC). Abbiamo trattato, si. Perchè in Consiglio la televisione (io lavoravo in tv) ci andava da poco. Altri, più bravi, più capaci di me, ci avevano lavorato. Ma io ero forse la prima ad essere in Consiglio con il microfono e la telecamera in maniera strutturata. Cioè sempre. La tv cambiava, come il giornalismo, come il riconosciuto diritto della gente di sentire e vedere oltre che di leggere. In quella sala che oggi Brucchi ha riscoperto abbiamo visto entrare e pensare e ragionare (e solo dopo anche parlare) Grazia Scuccimarra e Ivan Graziani. Creativi e timidi e artisti e sinceri e appassionati come sul palco. Io li ho visti, li ho seguiti, io c’ero. Sono cresciuta a pane e lampadario della sala, ho indossato giacche che mi facevano sudare durante interminabili sedute estive. Ma portavo la giacca, perchè una volta si usava così, a braccia scoperte, in Consiglio, non si entrava. Se vi fa sorridere pensate bene a come si fa a mantenere il senso di rispetto per l’Istituzione se non attraverso la forma dei comportamenti, delle parole. E pensate a quanto si perde quando non la si rispetta. Certo, è chiaro che non si deve rubare, fare mambruschi, turlupinare, vestire giacche di buon taglio e avere “la faccia a nodo di cravatta” deridendo gli altri, il popolo, la gente che vota per farsi rappresentare. Ma questo lo diamo per scontato. Chi ha la faccia a nodo di cravatta e pensa di turlupinare i Teramani e se la ride alle spalle degli stessi ha vita politicamente breve. Come chi ruba o è stupidamente prepotente. Ma il rispetto per il luogo ci vuole. E non è detto che gli ultras o chiunque porti in aula una protesta violi la sacralità del luogo. Non è detto. Si stabilisce di volta in volta quale è il tributo da pagare alla democrazia. Io oggi tutto questo non lo so valutare. Sono solo, di nuovo, speranzosa. Ho fiducia (ridete?) che una ritrovata, istituzionale sede, costituisca un richiamo costante al rigore. Se poi oggi il rispetto lo si esprime con le maniche corte e proteste e neologismi, per me va bene. Mi adeguo. Basta che le facce a nodo di  cravatta non coprano nel ricordo di nessuno di noi il mesto, languido, indimenticabile sguardo di Sergio Turone, che per dignità sedette sui banchi della Sala consigliare del Comune di Teramo e per dignità lasciò la vita. Se ragionate anche voi così vedrete che di spazio per chi non condivide il rispetto del discorso del Sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, non ce n’è. Franca Scagliarini

 

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