Niente politica questa settimana. Niente politica anche s ce n’è stata tanta, ma niente politica per la nostra rubrica . “Questa settimana è andata così” registra la partecipazione, peraltro consueta, alla festa di fine anno della Casa di Riposo De Benedictis di Teramo. Non mi lancerò in analisi sociali e non dirò se è giusto o sbagliato tenere a casa con sé in propri genitori o lasciare che assecondino la loro volontà di ritirarsi in una struttura protetta. Peraltro, nel caso della De Benedictis, “protetta” molto bene. Non dirò che cosa penso (perché non penso niente, in realtà) di chi decide di tirarsi fuori dal mondo e decide di andare, magari ancora in ottime condizioni di salute e in piena autonomia, in una struttura che sembrerebbe isolarlo dal resto del mondo. Anche se di fatto non è così. Dirò dell’amore. Perché ne ho incontrato poco nella mia vita. L’altra sera, alla casa di Riposo De Benedictis, l’ho incontrato. Cioè: non io personalmente. Io sono stata testimone dell’amore di una coppia e ho capito forse l’altra sera per la prima volta in vita mia che cosa è una coppia. L’incontro di due che per qualche diavolo di circostanza stanno insieme e stanno insieme sulla base di ciò che li ha fatti incontrare. Le passioni, le meschinità, le generosità, le piccole cose del quotidiano, i grandissimi gesti della vita, le banalità, la bellezza non sfiorata dalla malattia o dalla inabilità. Ho incontrato un uomo e una donna (senza peraltro parlarci perché per pudore non mi sono avvicinata) in una condizione di cui non racconterò così come non racconterò i loro nomi pur conoscendoli, perché tutti li conoscono. Una coppia che cammina tra le gambe e le ruote di una meravigliosa sedia a rotelle. E’, quella spiata tra i suoni e i toni della festa, una coppia che sa esattamente cosa significa comportarsi come se si fosse a casa propria in una grande villa stando in uno dei due saloni di una casa di riposo di una città x. La signorilità dettata dall’amore e dalla capacità di stare insieme supera qualsiasi capacità, pur esercitatissima, credetemi, di pregiudizio. Sono stupita, forse mi sento anche onorata, di aver potuto assistere a un momento di normale convivenza di un uomo e di una donna che stanno insieme al di là dei confini della malattia, della barriera fisica, della parola, della casa. Quella (adesso ce l’ho chiaro in mente) dopo averlo avuto fulminante e netto davanti agli occhi, è una coppia. Vicino a una lavatrice, o nei ristoranti, nelle sale parto, davanti ai picchetti delle fabbriche, si incontrano persone che forse sono in coppia e certamente si amano, ma non sono coppie “al netto” di tutto ciò che le circonda. Questa invece si. E forse se fossi stata attenta in età giovanile a ciò che questa gente già diceva agli altri con la sola esistenza, avrei avuto una vita diversa anch’io.