E' il momento della chiarezza e ... della pulizia
A Teramo sono in difficoltà l'università e la TeAm. E' innegabile. La TeAm, che ha fatto registrare anche il licenziamento di un dirigente dell'azienda per decisione dell'amministratore delegato, Gavioli, necessita di chiarezza. Adesso è proprio venuto il momento che il nodo tra il privato e il pubblico sia sciolto. Teramo Ambiente è e rimane un'azienda sana nelle attività, come sana è la compagine lavorativa. I motivi del licenziamento non sono argomento da prendere in esame in questa rubrica e l'estromissione dell'ingegnere in questione riguarda solo l'azienda. Ma esiste un problema nei rapporti tra la parte privata e la pubblica. E' arrivato il momento che il pubblico chieda conto al privato di tante cose e, se non ottiene risposte che siano soddisfacenti il pubblico deve fare ordine e, eventualmente, tornare a gara. E' proprio ora. I dipendenti hanno bisogno di serenità. Teramo non è Napoli. Tra l'immondizia e la popolazione non c'è conflitto. Ma la serenità è necessaria. Il presidente Raimondo Micheli ancora in bilico tra la scelta del vertice dell'azienda e il ruolo di consigliere provinciale, le ombre scure del privato, il precedente amministratore delegato improvvisamente scomparso dalla scena, gli arresti, le perquisizioni.... Rovinare il funzionamento del "gioiellino" TeAm sarebbe davvero un peccato. E' auspicabile però che, visto che siamo nel terzo millennio e che ormai è chiaro a tutti che senza informazione e senza cultura non si va da nessuna parte, si studi bene che cosa significa per il pubblico interagire con il privato. Si devono conoscere i principi fondanti dei rapporti, per metterli in piedi e saperli mantenere. Non basta siglare un accordo dopo avere parlato di percentuali: bisogna capire dove si va e come ci si va, stabilendo quale è il passo ma anche conoscendo bene le gambe dell'altro e che valore, che significato ha per la collettività il cammino che si intraprende. E a proposito di collettività c'è da domandarsi in quanti comprendano bene, a fondo, che l'università libera di Teramo è un bene comune, un patrimonio della collettività, un pezzo di ricchezza della società locale. Certo, i presidi di facoltà hanno tenuto una conferenza stampa in cui sono stati rassicuranti ma l'operazione immagine forse non basta, in questo momento. Se l'Università è nel caos in italia, Teramo non solo ne risente ma ovviamente ora mostra quelle magagne che per anni era riuscita a nascondere. Il 46% del corpo docente è fatto di ricercatori e l'università teramana non rientrerà nei parametri. Certo non risolveranno la situazione (che verrà sancita quando a fine mese la Camera affronterà la riforma dell'ordinamento universitario) il rilevante numero di pensionamenti, i cinquantenni senza cattedra, i giovani dell'Erasmus che a suon di crediti fanno registrare numeri più alti. Alcuni insistono sul fatto che l'università di Teramo scomparirà. Sarà bene che per evitarlo si lavori con serietà, con chiarezza, con passaggi trasparenti e netti. Che coincidenza.... si torna alla pulizia.