Fidal Abruzzo nel mirino dell'Atletica Gran Sasso Teramo

Duro sfogo del presidente Salvi contro le convocazioni del fiduciario tecnico regionale
10 ottobre 2011
Teramo - Teramo

TERAMO - E' polemica aperta nell'atletica abruzzese all'indomani dei campionati italiani cadetti di Jesolo. L'ha lanciata il presidente dell'Atletica Gran Sasso Teramo, Maurizio Salvi, che dall'alto della sua ottima organizzazione societaria e dei risultati dei suoi giovani ha ragione da vendere. Il 'siluro', senza mezzi termini, è diretto ai vertici Fidal Abruzzo, in particolare alle scelte e alle convocazioni del Fiduciario Tecnico Regionale. Salvi in una lettera aperta si chiede a chi possa giovare il non ricorrere alle risorse migliori per una gara nazionale, pur sapendo che l'atleta o gli atleti potrebbero essere determinanti per la regione: «Se qualcuno agisce seguendo la logica del "mors tua vita mea" non può ricoprire una carica di rappresentanza con l'esercizio della quale dovrebbe garantire tutti i membri del gruppo. Perchè farsi rappresentare da costui?». Il presidente della Gran Sasso, ricorre poi all'ironia per descrivere quello che attualmente accade in Fidal Abruzzo: «La questione potrebbe complicarsi se si ipotizzasse - scrive Salvi -, sempre per assurdo che il Fiduciario tecnico sia oggettivamente incapace di svolgere il proprio compito tanto da collocare inutilmente a fine ottobre un Campionato Regionale Individuale assoluto.Diventerebbe assurda se le mancate convocazioni di lanciatori primi in regione e con minimi per i mondiali fossero determinate da un Responsabile regionale di settore nominato pur se privo del titolo di specialista e con l’imbarazzo di doversi confrontare con ASA e con laureati in Scienze Motorie con curricula invidiabili sia in termini generali che specifici». L'ironia è utile per Salvi per ipotizzare che tutto ciò non è possibile, che sia frutto solo di fantasia: perchè se ciò fosse, in un Comitato regionale queste situazioni sarebbero contestate e i responsabili degli errori allontanati e isolati in quanto «disarticolanti per la Fidal e per loro stessi».

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