Il 54% degli abruzzesi allergici, l'11% della popolazione regionale, vede scatenarsi ulteriori crisi allergiche e/o asmatiche, in ufficio e a scuola. Lungi dall'essere una situazione determinata all'ansia 'da prestazione' (ma quando si parla di allergie, come escludere totalmente la concausa ansiogena?), coloro che soffrono di allergia vedono la situazione aggravarsi a causa di: concentrazione di persone per metro quadro, condensa alle finestre, polvere e muffe derivanti dal palazzo che ospita i locali, palazzo spesso antico. Ora, questi dati, che derivano da una meticolosa quanto sicura ricerca GfkEurisko, indicano qualcosa di più, rispetto al fatto che la cos_ detta 'aria buona' abruzzese non basta per far respirare a pieni polmoni gli allergopatici. Il dato che va letto tra le righe è: un sistema di bonifica per vecchi edifici, una razionalizzazione degli spazi di studio e lavorativi, un po' più d'attenzione, insomma, al benessere della collettività, non è proprio possibile? Che senso ha difenderci tutti dal fumo passivo, dai rischi dell'inquinamento da strada, dalle emissioni malevole di alcuni insediamenti produttivi se poi a scuola e in ufficio l'ambiente è malsano? Attenzione: gli allergici sono come gli animali che annunciano il terremoto. Loro sono solo più sensibili, ma non sono gli unici a risentire dell'aria cattiva. Varrebbe forse la pena di insistere nell'interpretazione di questi dati.
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