Armi vere, attentato falso?

TERAMO Le bombe erano vere, l'attentato molto probabilmente falso. Il processo ai quattro ucraini sorpresi e arrestati con le granate da guerra quindici mesi fa, è tornato a legarsi a doppio filo con il troncone d'inchiesta di cui era la naturale fase precedente, quello che fino a marzo era in piedi a Napoli e che poi è stato trasferito a Roma perchè Mario Scaramella, tra le sue innumerevoli funzioni, era anche giudice onorario del tribunale di Roma. Il collegio di difensori (Lettieri, Scudieri, Di Sabatino e Porriello) sostengono sempre più con forza che gli imputati sono vittime di una trappola ordita dallo stesso Scaramella. Però, dicono, come ci si fa a difendere da un'accusa di traffico di armi se non si conoscono tutti gli atti di questo processo e di quello napoletano? I testimoni più importanti perchè possono riferire maggiori dettagli delle denunce di Scaramella, i funzionari della squadra mobile di Napoli, Giusti e Manserra, sono 'bloccati' dal segreto istruttorio e non forniscono notizie utili al processo. Ecco allora che la difesa chiede e il tribunale accoglie: sarà il procuratore di Roma a dover dire quali parti dell'inchiesta capitolina siano ancora sotto segreto. La procura teramana si è opposta a questo tipo di passaggio: gli ucraini, sostiene in sostanza il pm Auriemma, devono scagionarsi comunque dall'accusa di trasportare armi da guerra e gli atti romani non contengono implicazioni di sorta per loro e dunque sono ininfluenti ai fini della sentenza. Quando la procura romana risponderà, si deciderà allora se sentire o meno anche altri pezzi da 90 di questa spy story diventata famosa per gli exploit di Scaramella, l'ex consulente della Commissione Mitrokhin: toccherà forse a lui presentarsi dinanzi ai giudici del tribunale di Teramo, cos_ come ad Alexsander Talik, quello che lui accusa di essere l'organizzatore del presunto attentato a Guzzanti ex presidente della Mitrokhin (nella foto) oppure a Andrej Ganchev, l'ex interprete di Scaramella oppure ancora al fratello di Maxim Litvinienko, fratello di Alexsander, l'ex spia del Kgb ucciso di recente a Londra dal Polonio 210. Gli ingredienti aumentano in questa pasticcio. Perchè si crede sempre più a una messinscena ordita da Scaramella per motivi che non interessano al processo teramano? Perchè ancora ieri sono emersi altri dettagli su come Scaramella fosse 'troppo' informato sul vettore che trasportava gli ordigni dalle nostre parti. Passi che potesse aver avuto una soffiata sul viaggio e sul tragitto, che conoscesse anche il modello di furgone: ma che abbia consegnato agli investigatori napoletani, al momento della denuncia, anche un biglietto dove c'era scritto il nome dei due probabili autisti, un numero di cellulare che poi era quello di servizio del furgone e l'ora di arrivo a Napoli, compreso l'aggiornamento dell'incidente di percorso a Udine, beh questo sembra essere troppo, anche per una spia alla James Bond. Piuttosto bisogna provare che gli ucraini fossero inconsapevoli del carico a bordo e a questo potrebbe servire il tassello ancora mancante al processo: con chi parlava uno dei quattro, Volodymyr Stakhurkyy prima, durante e dopo l'arresto? Ieri mattina il tanto atteso perito ha detto di aver quasi finito. Ne sapremo di più il 30 gennaio, alla prossima udienza.

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