Si accusa del delitto Masi ma non gli credono

NERETO Si sarebbe accusato del duplice delitto Masi, indicando anche i tre complici ai quali avrebbe fatto da palo, ma la procura non crede alla sua versione e lo ha fatto arrestare per calunnia aggravata, minaccia e porto ingiustificato di coltello. E' la novità dell'inchiesta sull'atroce delitto dell'avvocato Libero Masi e della moglie Emanuela Chelli, avvenuto nel giugno del 2005 che avrebbe, se fosse stata vera, a giudizio della magistratura teramana, fatto clamorosamente luce del mistero di Nereto. In manette è finito un 37enne di Nereto, un recente passato di collaboratore di giustizia, che sentito dal pubblico ministero che coordina le indagini, Bruno Auriemma, avrebbe fornito questa clamorosa versione dei fatti. In sostanza indicando agli inquirenti i nomi dei presunti autori del massacro, si è anche accusato del concorso in quel duplice omicidio. Avrebbe riferito anche quale fosse stato il suo ruolo nella piccola banda che ag_, indisturbata, quella notte. Lui doveva solo controllare in strada, verificare che un banale colpo in una villa andasse liscio, senza interventi esterni di disturbo. Un colpo in villa, s_. Questa sarebbe stata l'intenzione del gruppo, formato al massimo da quattro persone. Una volta dentro l'abitazione, però, qualcosa andò storto, forse la reazione dell'avvocato: da l_ la feroce mattanza del libero professionista e della povera moglie, uccisi a colpi di machete o di accetta. La procura non crede a questa versione e ha prodotto gli elementi di prova al gip perchè disponesse, come ha fatto, l'arresto dell'uomo per calunnia nei confronti degli altri tre, tutti di Nereto. Adesso in carcere: è il secondo arrestato in questa vicenda, dopo il fantomatico consulente che nel gennaio dello scorso anno si era proposto per aiutare le indagini fornendo foto satellitari di quella notte su Nereto.

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