"Voglio rivedere mio figlio"

TERAMO Un amore oltre i confini dell'Italia, un fiocco azzurro, un viaggio in Ucraina, il litigio e un padre non può vedere più suo figlio. E' la vicenda di un teramano, sposato con una cittadina ucraina, che dallo scorso mese di maggio rifiutandosi di rientrare in Italia trattiene illegalmente il bambino di 13 mesi nato dalla loro unione. Questa mattina i legali di Alfonso Della Pelle, gli avvocati Lucio Campana e Massimiliano Chiusaroli, hanno spiegato la drammatica situazione in cui si trova il giovane papà, al quale la moglie impedisce di rivedere il piccolino nato il 13 gennaio 2006. Lei e lui sono andati in Ucraina nel maggio dello scorso anno per far conoscere il neonato alla famiglia di lei: il papà è rientrato il 28 maggio, la madre avrebbe dovuto farlo un mese più tardi e invece con una telefonata al marito ha fatto sapere che sarebbe rimasta nel suo Paese. La legge glielo impedisce ma finora la burocrazia e le istituzioni non sono riuscite a spuntarla. Nonostante il padre possa contare su una sentenza, dichiarata immediatamente esecutiva, del tribunale dei minori che ha sospeso alla madre la potestà genitoriale sul bambino e ne ha ordinato il rientro il Italia: è stata emessa il 30 novembre, ma finora nulla è accaduto. Tra gli scenari possibili figura anche la possibilità di un mandato di cattura internazionale per la donna ma il provvedimento non potrebbe arrivare se non dopo il coinvolgimento del ministero e, nel caso, dell'Interpol, con ovvi e immaginabili lungaggini burocratiche. La dura realtà è che Alfonso Della Pelle, nonostante abbia aderito alle richieste della ucraina di inviare denaro per il mantenimento del piccolo in cambio del rientro in Italia, di suo figlio ricorda solanto i primi tre o quattro mesi di vita

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