Fu uccisa con le forbici da sartoria

TERAMO Sono un paio di forbici da sartoria l'arma con cui fu uccisa Marzanna Malgorzata, l'operaia polacca rinvenuta cadavere il 6 marzo 2005 nei pressi di un laghetto di pesca sportiva a Corropoli. Lo ha riferito stamani nel corso dell'udienza del processo dinanzi alla Corte d'assise del tribunale di Teramo in cui è imputato il marito della donna, Doriano Paolini, il superperito incaricato dai giudici di fornire chiarimenti sui tempi e le modalità del decesso della vittima. Vittorio Fineschi,  della sezione dipartimentale di Medicina legale dell'Università di Foggia del Policlinico, sull'esame degli atti relativi all'autopsia condotta sulla salma dell'operaia, ritiene che responsabile dei 29 colpi di punta e taglio rinvenuti sulla superficie corporea siano state un paio di forbici di quelle in uso dai sarti, dalle lame lunghe e di larghezza variabile dalla punta all'impugnatura. Questo disegno particolare dell'arma, spiegherebbe dunque la difformità delle tracce lasciate su addome, torace e schiena della donna, a volte di punta, altre di taglio e più profonde, In aggiunta, il perito ha svelato che complessivamente, contando anche le ferite più piccole e minori sotto il profilo dell'effetto, sono stati addirittura una ottantina i colpi che hanno raggiunto la povera donna durante l'assassinio. Una tesi accolta senza opposizioni dai periti di difesa e accusa, diversamente da quanto invece accaduto, nel corso della stessa udienza, su quanto dimostrato dal superperito in relazione ai tempi della morte. Sul vero punto di discussione e di accesso contrasto tra le parti, Fineschi ha fatto risalire il decesso a un arco temporale tra il 28 febbraio data della scomparsa della donna, vista per l'ultima volta sul luogo di lavoro e il 2 marzo, ovvero quattro giorni prima del ritrovamento nei pressi del laghetto. Per poter stabilire questo, il medico legale nominato dai giudici ha utilizzato come riferimento lo stato e il processo di degenerazione cellulare di organi come reni e fegato, ma in particolare del cuore, facendo ricorso a un test che si basa sulla troponina, proteina responsabile della contrazione muscolare. L'attendibilità della metodologia utilizzata è stata contestata dal perito della difesa, il quale ha sostenuto che non è possibile individuare con esattezza la data del decesso, non potendo conoscere le modalità di conservazione del cadavere fino al momento del ritrovamento. Il processo è stato aggiornato al prossimo 23 marzo, quando sono previste la discussione e la sentenza.

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