Scola a Teramo parla di cultura

TERAMO "Sufficit gratia tua" (basta la Tua grazia) è il motto episcopale di Angelo Scola, Cardinale di Santa Romana Chiesa, Rettore della Pontificia Università  Lateranense, Membro del Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Presidente della Conferenza Episcopale Triveneta; ma ancor più noto come Patriarca di Venezia dal 2002. In una giornata di pioggia torrenziale ha visitato Teramo, per commemorare il secondo anniversario della morte di Mons. Abele Conigli e poi per incontrare le associazioni ecclesiali, i giovani, i docenti e le autorità  nella "magna rossa" dell'Università  di Teramo sul tema "Fede e cultura: un binomio superato?" e con questo riflettere sul messaggio che la Chiesa italiana si è data dopo il congresso plenario dell'estate scorsa a Verona. E' come se Scola fosse tornato a casa, visto che è stato ordinato sacerdote proprio nella Cattedrale di Teramo da Mons. Conigli ed ha avuto come suo primo incarico pastorale la parrocchia di Poggio Umbricchio.
L'appuntamento di ieri rientrava nel calendario di incontri organizzati dalla Diocesi Aprutina.
Dopo i saluti di rito, si entra nel vivo con l'interrogativo nodale: "il binomio fedecultura è ancora attuale, nel dibattito sulla cosiddetta laicità  dello stato e della società  civile? Questo è un tema, , evidentemente significativo per Sua Eminenza che, da "Avvenimento e tradizione. Questioni di ecclesiologia e Questioni di antropologia teologica", (alcune sue pubblicazioni) illustra le implicazioni antropologiche, sociologiche e cosmologiche dei misteri cristiani, cioè i risvolti "secolari" di ciò in cui il cristiano crede. A questo punto i misteri della Chiesa divengono questioni non confessionali, ma sociali e politiche, culturali. Dunque, il dogma della resurrezione della carne solleva le problematiche sulla bioetica; l'incarnazione di Cristo nell'Eucarestia, quelle ambientali, perchà© il pane ed il vino eucaristici sono frutti della terra e da qui la riflessione sul rapporto uomocosmo che non deve declinarsi nà© in antropocentrismo, nà© in ecocentrismo; la Comunione e la fratellanza possono ispirare i principi socioeconomici della solidarietà  e della sussidiarietà , come enunciato nel Magistero sociale della Chiesa.
Quindi, per il Cardinale, è necessario sempre ripartire dalla "esperienza umana elementare" per raccogliere la sfida sulle "nuove laicità "; è necessario gettare lo sguardo sulla vita reale "e dibattere su cosa sia l'amore, la giustizia sociale, la sofferenza"¦" per giungere poi al diritto positivo ed alle leggi dello stato.
Ed è su questi grandi temi, dunque, che fede e cultura devono necessariamente incontrarsi poichà© il dinamismo della cultura crea lo scambio tra soggetti che hanno origini diverse; la cultura diventa lo strumento di comunicazione e di trasmissione del'esperienza umana elementare (che è comune a tutte le latitudini) e diventa altresì il terreno di confronto tra le diverse fedi autenticamente vissute. Il binomio fedecultura, più che mai attuale, è stato suggellato dal Cardinale Scola in una sede accademica con un pensiero conclusivo a San Benedetto (patrono d'Europa, non a caso), che, con ora et labora ha fornito una "ricetta laica" per la costruzione di un'Europa dei popoli.

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