Frode all'Ue, scattano le prime manette

TERAMO Scattano le prime manette nell'inchiesta della polizia federale belga sulla frode alla Ue che coinvolge anche un imprenditore di San Nicolò. Da ieri tre italiani sono agli arresti nel castellocarcere Forest di Bruxelles: un funzionario della Commissione europea, responsabile del bilancio e delle gare d'appalto legate alle delegazioni all'estero; l'assistente parlamentare di un eurodeputato e un imprenditore sono accusati dicorruzione, truffa, associazione a delinquere e falso.  La pentola scoperta dalla procura belga, dopo tre anni di indagini partite da una denuncia dell'Olaf, l'ufficio europeo antifrode, depositata il 30 giugno 2004, ha fatto emergere irregolarità, che sarebbero andate avanti per più di dieci anni, legate soprattutto al reperimento di sedi della Commissione all'estero e per installare meccanismi di sicurezza negli stessi palazzi. In particolare, gli edifici all'attenzione delle indagini sarebbero quelle di New Delhi e Tirana.  Nella capitale albanese il palazzo che ospita la sede della Commissione, ad esempio, è in periferia ed è di proprietà di una società che ha tra i proprietari un imprenditore residente a Ruoti di Potenza. L'affitto pagato per quell'edificio, secondo quanto si è appreso, è stimato fra 40 e 50 mila euro al mese,  molto più di quanto probabilmente si sarebbe speso per una sede altrettanto prestigiosa nel centro cittadino.  'L'inchiesta ha permesso di appurare che, forse, si è
cercato di aggirare il mercato pubblico, nel senso che alcune aziende hanno approfittato di certi atti irregolari per affittare alla Commissione immobili destinati a delegazioni all'estero, fuori dall'Ue e per contratti di consegna di materiale destinato a mettere in sicurezza i palazzi stessi',
ha riferito Jos Colpin, portavoce della procura belga.  'Non sappiamo calcolare ha aggiunto il portavoce,  rispondendo alle domande dei cronisti il pregiudizio per le aziende che non hanno potuto partecipare alle gare d'appalto, ma sulla base dei contratti che abbiamo già analizzato, siamo di
fronte a decine di milioni e questo porta a pensare a tangenti per milioni di euro'.  Secondo quanto emerso, l'indagine sarebbe partita dalla
denuncia di un imprenditore finlandese al quale sarebbe stata chiesta una 'tangente' di circa 600 mila euro per potersi aggiudicare l'appalto della sede Ue di Nuova Delhi.  L'imprenditore, di fronte ad alcune difficoltà, avrebbe poi deciso di rivolgersi all'Olaf, sembra anche di fronte a richieste di denaro ritenute 'troppo' pressanti.  Il caso trasferito per competenza alla procura belga dall'Olaf tre anni fa, nel periodo in cui la Commissione era guidata da Romano Prodi, è stato seguito dal giudice istruttore Berta BernardoMendenz, con il sostituto procuratore Pascale France,  in collaborazione con la procura di Potenza.  Il lavoro di indagine, ieri, ha condotto ad un gran numero di perquisizioni in Italia e in Belgio, ma anche in Francia e in Lussemburgo. Oltre che nella città lucana, i carabinieri hanno eseguito accertamenti a Matera, appunto a San Nicolò a Tordino, L'Aquila, Frosinone e Roma, mentre in Belgio, contemporaneamente, venivano passati al setaccio uffici della Commissione europea e del Parlamento,  abitazioni, sedi di imprese e di istituti di credito. Infine,  nella notte gli arresti avvenuti nelle rispettive abitazioni dei tre italiani, a Bruxelles e nelle vicinanze.  Gli interrogatori della notte scorsa si sono protratti,  secondo quanto si è appreso, fino alle tre del mattino. Gli
arrestati avrebbero 'parlato molto' e riferito ulteriori particolari ritenuti utili all'indagine: il mandato d'arresto conta 'più di dieci pagine', ha fatto notare Colpin. Ora,  come di prassi, gli arrestati compariranno venerd_ prossimo davanti ai giudici della Camera di Consiglio che dovranno decidere se prolungare la custodia cautelare. Prima di quella data, il portavoce della procura, seguendo una procedura consolidata in Belgio, ai giornalisti ha solo confermato indirettamente il nome degli inquisiti, limitandosi a dire 'non posso contraddirvi' quando alcuni cronisti italiani hanno
pronunciato le generalità dei tre. Viste le accuse emerse a loro carico, gli italiani rischiano cinque anni di carcere, considerato che sono incensurati.  La procura, sebbene sia parca di dettagli, non esclude che l'inchiesta tuttora in corso possa condurre a ulteriori sviluppi e coinvolgere altre persone, ma al momento vengono smentite decisamente implicazioni di europarlamentari.

Leave a Comment