In ricordo di Carmine e Archimede

TERAMO Si ricorda di persone che non ci sono più alla celebrazione dei 50 anni della sezione arbitri di Teramo. Maestri di vita che non ci sono più: l'ispettore Filippo Raciti, il poliziotto morto per sedare gli incidenti di CataniaPalermo, di Ermanno Licursi, dirigente della Sanmartinese, che voleva sedare quelli tra i tifosi della squadra e della Cancellese (terza categoria cosentina), dei fratelli teramani Carmine e Archimede Rodomonti, gli 'arbitri' per eccellenza, maestri dello sport, dell'educazione e del rispetto, quelli ai quali la sezione teramana è intitolata e nel cui ricordo tutti gli arbitri italiani hanno raccolto e devoluto alle vedove Raciti e Licursi due assegni da 30. 000 euro alla memoria. A Teramo, nella sala polifunzionale della Provincia, a rompere la commozione ci sono le parole forti e decise del presidente dell'Aia, Cesare Gussoni. In un momento particolare come quello di Calciopoli, all'indomani dell'ennesima bufera anche sui fischietti, garantisce una svolta decisa verso 'il rispetto delle regole, della garanzia di partite regolari e puntuali. Gli arbitri dicono basta alle speculazioni, non si faranno più coinvolgere da persone troppo furbe o malintenzionate sul calcio'. E poi abbraccia commosso Marisa Grasso, la moglie del servitore dello Stato morto per servire lo Stato ma fuori di un campo di calcio: 'Educhiamo i giovani al rispetto, ai valori della vita, quella vita che qualche ragazzino si è permesso di strappare a mio marito, al padre dei miei figli'. Parole dure, pronunciare con una dignità e un coraggio, quelli stessi che ogni arbitro, ogni domenica vive sui campi di calcio. Anche quegli arbitri teramani che, dall'esempio inculcato da Carmine e Archimede, ieri si sono ritrovati in tanti, giovani e preparati, a ricevere il giusto riconoscimento dell'interno Comitato nazionale Aia presente a Teramo per la serata.

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