L'economia teramana a doppia velocità 

TERAMO _ L'economia teramana tra luci ed ombre. E' quanto emerge dai lavori della 5^ Giornata dell'Economia, che si sono svolti stamani nella sede della Camera di Commercio di Teramo, ibn contemporanea con analoga iniziativa oragnaizzata da Unioncamere in tutti i 103 osservatori del sistema camerale italiano. Nel corso del 2006 si è registrata in provincia una crescita imprenditoriale del 2%, superiore all'1, 2% nazionale (bene soprattutto edilizia e commercio all'ingrosso). Gli investimenti rallentano ma sono più selezionati. Ad alimentare gli investimenti provinciali è stato soprattutto il settore edile (+1, 5%); il 13% delle imprese ha realizzato nuovi investimenti, con punte di eccellenza del 25, 9% nella metalmeccanica, del 23, 5% nell'estrattivo _ chimica e del 20% nel legno. Per quanto concerne il settore dell'occupazione, sono stati registrati più occupati, ma pochi assunti (ancor meno nelle micro imprese). La percentuale di occupati in provincia è cresciuta del +2, 6% nel 2006, rispetto all'1, 9% nazionale, ed è stata assorbita soprattutto dalle imprese maggiori. L'export è diminuito del 2, 6% ma si è incrementato in compenso, il proprio contenuto tecnologico e si è aperto ai mercati “ricchi” extra Ue, come la Russia (+4, 6%). Tra le “sorprese”, quella proveniente dal distretto tessile di Giulianova che tra il 2001 ed il 2004 ha aumentato gli addetti nell'industria. «Il 2006 è stato l'anno del ritorno alla crescita anche se, ad un'analisi più attenta, si scorgono ancora zone d'ombra sintomatiche dello stato complessivo di difficoltà attraversato dall'economia provinciale». Con queste parole, il presidente dell'Ente camerale, Giustino Di Carlantonio, ha fotografato la situazione. A lui ha fatto eco l'economista Giuseppe Mauro: «Una ripresa c'è stata in Abruzzo ma non omogenea né a livello settoriale, né territoriale». La provincia di Teramo viene considerata dagli economisti un'area critica; «in essa _ spiega Mauro si cominciano ad avvertire fratture nel rapporto tra imprese e territorio e tra politica ed impresa, oltre alle evidenti difficoltà di ricambio generazionale». A testimoniare l'esistenza di queste fratture la diminuzione del profitto lordo, il forte aumento del ricorso al credito, la diminuzione del tasso di competitività (2, 6%). Lo stesso “sistema moda”, che occupa il 22% delle esportazioni teramane, ha avuto un andamento fortemente negativo, perché ancora senza marchio e dunque scarsamente in grado di imporsi a livello competitivo. Il professor Mauro ha quindi fornito alcune indicazioni per fronteggiare lo stato delle cose. «Maggiore destinazione delle risorse regionali per lo sviluppo economico; rafforzamento delle componenti terziarie e maggiore capacità attrattiva del territorio». «La politica _ ha concluso l'economista dovrebbe viaggiare alla stessa velocità dell'economia». Una finestra interessante è stata invece aperta sul turismo dal vice segretario generale dell'Ente camerale, Salvatore Florimbi. «Nel 2006 la stagione turistica ha invertito la tendenza negativa degli ultimi anni, incrementando arrivi e presenze ». Il fenomeno turismo in provincia è essenzialmente di tipo familiare (57%), si appoggia a strutture extralberghiere (55%), è abbastanza fidelizzato (il 35% dei turisti torna nei luoghi in cui ha soggiornato), ha una forte vocazione al risparmio (soprattutto per le spese commerciali e ricreative), ha il suo principale canale pubblicitario nel “passaparola” tra parenti ed amici. In conclusione dei lavori una nota polemica del presidente Di Carlantonio, che ha sottolineato «la disattenzione dimostrata ancora una volta dalla Regione per la mancanza di un proprio interlocutore al tavolo di questo importante dibattito, a dimostrazione della permanente distanza della politica dal mondo economico e produttivo».

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