L'onorificenza a Giuliana Valente

TERAMO Finalmente Giuliana Valente, nota a Teramo come 'la Valente', o 'la Signora Giuliana', riceve un'onorificenza. Diventa Cavaliere oggi pomeriggio, in Prefettura, insieme ad altre e ad altri che diventano cavalieri anch'essi, o qualcosa di più. Poco ci importa che cosa diventino gli altri, se lo meritino o no,  o che cosa Giuliana Valente sarà. Ci importa che salga la scalinata della Prefettura e che di fronte ai pochi fortunati ammessi alla cerimonia si sancisca che lei, la Valente, 'è persona speciale'. E lo è. Per quel che ha fatto e fa nel suo partito, dal PCI in poi, per quel che ha fatto in Consiglio comunale a Teramo, in Consiglio regionale (ne è stata anche vicepresidente, come tutti ricordano), per quel che fa sul piano nazionale politico, di partito e nel sociale. E soprattutto per quel che ha fatto e fa nella crescita della città, con quella sua capacità oggi scomparsa nelle donne e negli uomini dei partiti, di incontrarti per strada e buttare là uno spunto, un argomento di riflessione, un esempio che ti aiuti a capire, una parola di mediazione che ti induca alla ragione. E poi la 'Signora Giuliana' c'è, anche sul piano personale. Non dimentica un volto, una conoscenza, una sofferenza o una gratificazione familiare. E soffre e gioisce con te, la Valente, e ti aiuta a capire i tuoi figli, e si preoccupa di intervenire aiutando chi si muove con difficoltà in un qualsiasi settore del sociale, procurandoti un testo di legge, spiegandoti una norma, informandosi su un regolamneto. E poi ti manda un biglietto, nel quale ti augura buona fortuna per l'impresa che stai per affrontare. E' cos_, il Cavalier Valente, come la vedi per strada, con la mazzetta di giornali sotto braccio, lo sguardo concentrato sui suoi pensieri profondi, il caschetto sempre perfetto. E' cos_, il Cavalier Valente quando la incontri: è la stessa semplice, grande figura, che riscuoteva l'ammirazione e la stima di colleghi e uscieri quando entrava a Palazzo di città,  in quello dell'Emiciclo, o quando entrava, sapendo di dovere affrontare dure battaglie anche per le donne, a Botteghe Oscure. Che piacere, 'Signora Valente', che sia un Cavaliere. Adesso è legittimata anche ad usare cappa e spada.

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