Dalla sella, alle polemiche, alla cella

AVEZZANO Dalle scalate solitarie al Giro d'Italia ai guai con la giustizia passando per le celebri polemiche al 'Processo alla Tappa' di Sergio Zavoli. E' la storia tribolata dell'ex ciclista italiano Vito Taccone, il 'Camoscio d'Abruzzò, arrestato oggi per il reato ipotizzato di associazione per delinquere finalizzata al commercio di capi di abbigliamento ed accessori con marchi di fabbrica contraffatti o provenienti da furti o ricettazione.  Carattere esuberante, scalatore provetto nella fase più felice della sua carriera, Vito Taccone è nato ad Avezzano il 6 maggio 1940 e ha esordito fra i professionisti nel 1961,  raccogliendo importanti risultati agonistici. Per le sue particolari doti di arrampicatore Vito Taccone era stato soprannominato 'Il camoscio d' Abruzzò. Carattere non facile,  in alcune occasioni, è stato accusato di aver causato cadute in arrivi in volata. E' stato il corridore che ha contribuito al successo delle prime edizioni del famoso 'Processo alla tappa' condotto da Sergio Zavoli, in quanto con le sue espressioni dialettali e schiette, suscitò curiosità tra gli addetti ai lavori e tra il pubblico degli appassionati. Numerose le vittorie conseguite nei Giri d'Italia e nelle classiche su strada in diverse regioni italiane. Resta il record delle cinque tappe, di cui quattro consecutive, vinte nel Giro d'Italia del 1963. Nel 1968 si classificò quinto al campionato del mondo disputato ad Imola.  Durante il Tour de France del 1964 venne accusato di aver causato diverse cadute negli arrivi in volata per i suoi scatti scomposti; la tensione con gli altri atleti culminò in una scazzottata con il corridore spagnolo Fernando Manzaneque. Da allora rifiutò di prendere parte alle successive edizioni di quella corsa.  Terminata l'attività agonistica ha intrapreso quella di imprenditore fondando prima una azienda che produce liquori e,  successivamente, una fabbrica per abbigliamento sportivo. Negli ultimi anni ha tentato anche l'avventura politica. Si è presentato alle elezioni provinciali dell'Aquila e, proprio nel mese di maggio scorso, si è candidato Sindaco, con una sua lista, alle elezioni amministrative di Avezzano. Grazie al suo interessamento ed alle sue conoscenze, il giro ciclistico d'Italia per professionisti, ha fatto tappa in Abruzzo in più occasioni.  Quella di oggi non è la prima disavventura di Taccone con la giustizia: il 5 marzo del 1982 ottiene dalla Corte d'Appello dell'Aquila l'amnistia per i reati di lesioni personali gravi e rissa. In primo grado il ciclista abruzzese era stato condannato dal tribunale di Avezzano a tre anni e tre mesi di reclusione,  di cui un anno e nove mesi condonati. Il 12 febbraio 1973 Taccone e altri dieci avezzanesi si azzuffarono per futili motivi in pieno centro nella città abruzzese, intervenne la polizia che, dopo aver sedato la rissa ne denunciò gli autori.  Il 30 marzo del 1985 Taccone finisce in manette insieme ad altre due persone nell'ambito delle indagini di un 'raid' compiuto in un albergo di Avezzano. All'origine del 'raid' motivi di vendetta per una vicenda di bische clandestine e di assegni a vuoto. Il popolare ciclista degli anni '60'70 verrà scarcerato il 9 aprile dello stesso anno ottenendo la libertà provvisoria.

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