Baby prostitute, smantellato l'asse albanesi-romeni

GIULIANOVA Babyprostitute, convinte di essere arrivate in Italia per vacanzescuola, private dell'identità  e della libertà  a suon di violenze e soprusi, vendute tra bande e costrette a rapporti con i clienti e controllate attraverso la somministrazione di anticoncezionali. E' la drammatica realtà  scoperta dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Giulianova, diretti dal capitano Luigi Dellegrazie, nel corso dell'indagine denominata "Noi sclave (Nuove schiave)" che ha portato all'arresto di 5 stranieri, un albanese e 4 romeni, accusati di riduzione in schiavitù, violenza sessuale continuata, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, reclutamento e induzione alla prostituzione di minorenni. Teatro della prostituzione la zona tra i comuni di Silvi MArina e Città  Sant'Angelo. "Si tratta della conferma dell'esistenza di un sodalizio criminoso stretto tra albanesi e romeni sul nostro territorio ha spiegato nel corso di una conferenza stampa stamattina il capitano Dellegrazie , con il reclutamento esclusivo di ragazze romene, più facilmente trasferibili in Italia per via dello status di comunitarie, e la suddivisione di compiti tra le diverse etnie, finanche alla spartizione del bene pubblico, come panchine e aree di sosta o marciapiedi, oggetto di vere e proprie compravendite". Gli arresti sono avvenuti in diverse fasi, gli ultimi due lo scorso 3 agosto nei confronti di Lionel Gal, 29 anni romeno, già  detenuto nel carcere di Pescara perchè coinvolto in una indagine della procura del capoluogo abruzzese e ritenuto il "cervello" della banda, e di Daniel Dumitru (25), rintracciato e arrestato a Chiusi della Verna (Arezzo). Gli altri tre erano stati posti in stato di fermo tra la fine di giugno e luglio: Erlin Pashaj (22) albanese sorpreso in flagranza mentre pestava due prostitute lungo la statale 16 Adriatica a Silvi Marina, Gabriel Rusu (30) romeno autista di bus e incaricato di trasferire in Italia le connazionali, Daniel Ciprian Pascu (30) anch'egli romeno con compiti di controllore dell'attività  giornaliera delle prostitute. L'indagine era partita dopo la richiesta di aiuto di una romena di 17 anni, che si era rifugiata nella caserma dei carabinieri di Silvi: ai militari, stanca di essere violentata e picchiata, aveva raccontato i dettagli del suo arrivo in Italia e di come l'organizzazione l'aveva costretta a stare in strada, anche fino a 12 ore al giorno. Successivamente, le dichiarazioni della giovane donna avevano trovato conferme e riscontri in una larga attività  di indagine dei carabinier coordinati dal sostituto procuratore David Mancini: a Silvi era stato bloccato il mezzo di trasporto, condotto da Rusu, proveniente dalla Romania con a bordo una decina di giovani e tra loro una 14enne. A bordo del mezzo erano stati rinvenuti i documenti d'identità  delle ragazze, in possesso dell'autista, e un carico di oltre 700 pillole anticoncezionali e "del giorno dopo", da utilizzare per evitare gravidanze indesiderate. All'appello dell'inchiesta mancano due persone, un albanese e un romeno, tuttora latitanti e considerati oltre che elementi di spicco dell'organizzazione anche molto pericolosi per il loro profilo criminale.

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