Il Duomo torna alla città 

TERAMO Nuovo com'è, ripulito e intonso, sembra ancor più carico di storia e solenne. E' il Duomo di Teramo, che sabato verrà restituito alla città nel suo nuovo splendore dopo il maquillage voluto dalla Diocesi e dal Capitolo Aprutino e realizzato grazie ai fondi della Chiesa e della Fondazione Tercas. Il giro per la stampa organizzato stamattina dalla Curia, alla presenza delle autorità religiose, dei vertici della Sovrintendenza e dei tecnici che hanno realizzato i lavori, è stato un tuffo nella storia, che ha permesso ai presenti giornalisti compresi di conoscere aspetti della storia della città ai più poco noti ma soprattutto a riprendere possesso, quale occhio pubblico, di un bene dal valore architettonico immenso. Il Duomo torna ai fedeli oltre che con un pavimento nuovissimo e consolidato e con un altare modificato, con due grosse novità archeologiche: la cripta di San Berardo e un cunicolo che in origine collegava la Cattedrale con l'Episcopio. Sono venuti alla luce grazie ai lavori di scavo per lo smantellamento del pavimento deteriorato e per il cui restauro si era reso necessario l'intervento con conseguente chiusura del luogo di culto. La cripta oggi è visibile attraverso una teca di vetro nella navata centrale della Chiesa. Siamo stati autorizzati a scendere al di sotto ed ammirare il recuperato vuoto che ospitava il tempietto del santo patrono della città di Teramo. La cripta è altrove, in attesa del restauto che il direttore generale della Sovrintendenza d'Abruzzo, l'architetto Roberto Di Paola, annunciandolo come prossimo, si augura 'il più sobrio possibile se non addirittura povero' nel suo aspetto architettonico. Sul fondo della crita, un muro che oggi costituisce solido appoggio del pilastro superiore e che testimonia il passaggio verso il cunicolo che si apre sotto la navata settentrionale del Duomo cosiddetto del vescovo Arcioni: è il passaggio sotterraneo che fino al 1700 i vescovi percorrevano per trasferirsi dall'Episcopio del palazzo vescovile alla Cattedrale. Nel 1769 fu sostituito dal passaggio aereo innestato all'altezza del campanile è che è stato possibile vedere per 200 anni fino alla distruzione del 1969. Reperti di epoca bizantina, come ha spiegato l'archeologa Luisa Franchi dell'Orto, componente del comitato tecnicoscientifico (composto da due luminari del calibro del professor Federico Bologna e Francesco Aceto, massimi esperti di storia e architettura medievale) che ha affiancato e guidato i tecnici della direzione dei lavori e l'impresa. Per il vescovo monsignor Michele Seccia la riapertura della Cattedrale 'è momento di grande gioia, perchè la Cattedrale è il segno dell'unità della diocesi, è la chiesa dove c'è la Cattedra, dove il vescovo esercita il suo ministero, dove la comunità si riunisce'. Come si tratti di un momento intenso di vita cittadina, della storia della nostra città lo ha spiegato don Nicola Orsini, già vicario del vescovo, che ha seguito per conto della Diocesi i lavori: 'In tutti c'è stata grande partecipazione, grande impegno e passione nei lavori'.

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