Neutrini sulla rotta Ginevra-Gran Sasso

TERAMO In un esperimento unico al mondo, un fascio di neutrini lanciato dal Cern di Ginevra ha viaggiato sottoterra alla velocità di migliaia di chilometri l'ora, percorrendo 730 chilometri in 2, 4 millisecondi, ed è arrivato nei laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) al Gran Sasso. La prima immagine è stata catturata dai rivelatori di Opera (nella foto) la più sofisticata 'macchina fotografica' delle particelle esistente. Queste particelle, ancora sotto molti aspetti sconosciute, sono state inviate a milioni dal Cern, da dove sono state inviate nell'esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso). Una volta colpito il bersaglio di emulsioni nucleari dei rilevatori di Opera, il primo neutrino arrivato a destinazione ha prodotto una cascata di altre particelle. Tra queste, i ricercatori cercheranno di identificare e riconoscere quelle che appartengono a una famiglia di neutrini, chiamati tau, che non era presente nel fascio partito da Cern e che si è formata strada facendo a partire un'altra famiglia di neutrini, chiamati mu. Riuscire a vedere i neutrini tau significherà cos_ avere la prova, cercata a lungo dai fisici di tutto il mondo, del fatto che è possibile la trasformazione diretta di un tipo di neutrino in un altro, il cosiddetto meccanismo di oscillazione dei neutrini.

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