Posti letto ridotti ma pochi vantaggi

TERMO (DoctorNews) Negli ospedali italiani c'è stata una drastica riduzione dei posti letto, passati in 5 anni da 5, 1 ogni mille abitanti a 4, 6. Un misura adottata per migliorare l'efficienza, ma che non ha ottenuto i risultati sperati. Lo indica il 'V Rapporto del Ceis Sanità 2007', realizzato dal Centro di ricerca della Facoltà di Economia dell'università di Roma Tor Vergata. Per gli esperti, il mancato successo della 'razionalizzazione' è legato all'assenza di un 'coerente ridimensionamento delle piante organiche delle strutture sanitarie'. Ma ci sono anche secondo il Ceis le carenze della rete dei servizi socioassistenziali, che non è cresciuta abbastanza da poter compensare la deospedalizzazione dell'assistenza. Nel dettaglio, in 5 anni il personale è cresciuto in modo significativo, con un certo squilibrio tra professionisti: i medici delle strutture di ricovero sono aumentati, a livello nazionale, del 7, 7 per cento, mentre gli infermieri, nonostante sia aumentata complessivamente la loro disponibilità per posto letto, si sono ridotti del 2, 3 per cento. In cifre, si è passati da 0, 36 camici bianchi per posto letto nel 2000 a 0, 43 nel 2005. Gli infermieri, sempre nei 5 anni, sono passati da 0, 88 a uno per posto letto. Una fotografia, secondo il Ceis, che pone qualche dubbio sul processo di razionalizzazione dell'assistenza ospedaliera. Dal 2000 al 2005, in base alle indicazioni di programmazione sanitaria, si è attuata in Italia con alcune eccezioni regionali in Molise, Abruzzo e Sicilia una riduzione dei posti letto che ha portato da una disponibilità di 5, 1 posti letto per mille abitanti ad una del 4, 6. Si è ridotta anche, in base ai dati rilevati dal monitoraggio dei Lea, la quota di spesa per l'assistenza ospedaliera, arrivata al 47 per cento del totale della spesa sanitaria nel 2005.  Per quanto riguarda invece l'aumento del personale , a livello regionale i dati registrano, nel 2005, molte differenze: si passa da 0, 31 medici per posto letto nella Provincia Autonoma di Trento a 0, 62 in Valle d'Aosta, mentre per quanto riguarda gli infermieri si va dallo 0, 78 in Calabria all'1, 34 in Liguria. 'Questi dati, se confermati spiegano gli esperti Ceis seppure possono preludere ad una maggiore qualità dell'assistenza, suscitano preoccupazioni per la razionalizzazione dell'assistenza ospedaliera'. Secondo Ceis Sanità che analizza il fenomeno attraverso la lente dell'economia l'eccesso di personale non sanitario negli organici ospedalieri è fonte primaria di inefficienza. Per questo gli esperti invitano a tenerne conto come 'elemento critico' nel processo di razionalizzazione del sistema di assistenza, che dovrebbe puntare di più sull'assistenza primaria e tenere conto dei problemi legati all'invecchiamento, e in primo luogo, alla cronicità. Sin qui, la notizia. Breve e semplice commento: è evidente, calando tutto ciò in Abruzzo, che nessun recupero (come quello in atto in questi giorni), potrà dare buoni frutti se la gestione della sanità regionale non diverrà globale. E pensata.

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