Forse gli artisti teramani non chiedono solo contributi. .

TERAMO Il Manifesto dei giovani artisti teramani (Enrico Melozzi e altri) non necessariamente punta il dito contro la mancanza di finanziamenti e contibuti. Si potrebbe cercare di cogliere l'occasione per capire che cosa significa, più diffusamente, la loro presa di posizione. Senza sentirsi subito offesi e senza correre a spiegare 'noi abbiamo fatto questo, il nostro statuto prevede quest'altro'. . Per capire, però, bisogna fare lo sforzo di guardarci attorno un po' di più. Ieri, a Pescara, in un momento 'caldissimo' per il rapporto magistratura/politica/mass maedia, si è consumata una giornata straordinaria. C'è stato un confronto (oltre a una partecipazione quantitativa e qualitativa non comune) tra personaggi, tutto fondato sulla realtà, agito in libertà assoluta. Era la giornata clou del 'Premio Borsellino', organizzato da Società civile: Leo Nodari. Guarda guarda. il 'buon Leo' (cos_ a Teramo e in Abruzzo in genere le alte sfere definiscono quelli che si danno da fare, in modo da relegarli subito a ruolo di inferiori/questuanti) che cosa è riuscito a organizzare! Magari è bene ripeterlo, però, visto che quasi nessuno cita l'organizzazione e chi lo fa, lo fa marginalmente. E intanto, a Teramo, 'il buon Chiarini' (con la sua instancabile Teramo Nostra) ci dava dentro con la serata clou del suo Premio Di Venanzo. Anche qui, praticamente dimentichi dell'organizzazione, c'è stata grande partecipazione di attori, registi, direttori di fotografia, critici, mondo vero del cinema e della cultura. Altro grande sforzo della creatività teramana, no? Torniamo a Melozzi e al Manifesto. Ripensiamo alle accuse che lancia alla realtà locale e riflettiamo se non abbia ragione.  A queste creatività, a queste sensibilità, a queste capacità organizzative non servono solo i contributi (che peraltro sono paurosamente intermittenti) ma la vicinanza delle Istituzioni. Non è come per le sagre ('te la faccio fare: quanto ti serve? No, è troppo, ti do tot') è come la CULTURA. La cultura, sapete? Quella di cui non ci si può dimenticare neppure un giorno, quella che va sostenuta, anzi alimentata, cresciuta con amore e comprensione, interpretata per intuirne la differenza del respiro, che deve farsi ampio e deve raggiungere tutti. Melozzi forse ha proprio ragione a parlare. E' il giovane della situazione, che prima di rassegnarsi e soffrire come i Chiarini, i Nodari (e tanti altri) prova a lanciare un grido d'allarme. Attenzione: non parla alle sole Istituzioni. Forse parla a noi.

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