Morbo di Crohn: medicina ancora alla preistoria

TERAMO Morbo di Crohn, una patologia cronica infiammatoria del tratto gastrointestinale che colpisce un milione di persone in Nord America e in Europa, compresi 60mila italiani. Di questi, 35mila devono fare i conti con forme gravi. Ne sono affetti individui di tutte le età, ma in particolare il Crohn riguarda i giovani adulti: solitamente i primi sintomi si avvertono prima dei 40 anni. Si tratta di diarrea, crampi e dolori addominali ricorrenti, accompagnati da perdita di peso, febbre e in alcuni casi emorragie. Tra le complicazioni l'ostruzione intestinale, fistole e denutrizione. Durante il decorso della malattia il 75% dei pazienti va incontro a un intervento chirurgico causato da tali complicazioni o dalla resistenza alla terapia. Dei malati che sono costretti ad affrontare un'operazione per rimuovere una parte dell'intestino, circa la metà registra una ricaduta nel corso dei cinque anni successivi. Numeri non certo tranquillizzanti, che hanno spinto alcuni dei più eminenti esperti italiani a riunirsi per un incontro, organizzato a Parigi, dal titolo 'Crohn's Diseases: Achieving Patients' Benefits': in breve, come ottenere benefici per i pazienti. E per ora la risposta è: con i farmaci, soprattutto, per tenere a bada i sintomi. Perché a oggi non esistono soluzioni terapeutiche definitive. 'Si può dire che la comunità scientifica, di fronte a questa malattia ha detto ai giornalisti intervenuti all'evento Francesco Pallone, presidente della Società italiana di Gastroenterologia si trovi ancora ai tempi della preistoria. Sappiamo che le cause sono genetiche, ma è solo da poco tempo che abbiamo compreso il meccanismo di insorgenza del Crohn: quando si è scoperto che l'Helicobacter pylori causa l'ulcera, era diventato di gran moda tentare di trovare lo stesso tipo di stimolo patologico che potesse trovarsi alla base del morbo di Crohn'. (DoctorNews)

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