Rom e nigeriani, un asse di ferro per delinquere

TERAMO I destinatari delle ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip del tribunale di Teramo, Antonella Di Carlo, sono 5 componenti di un noto clan nomade di Giulianova e Tortoreto, due giovani rosetani e tre nigeriani (di quali due donne): un quarto nigeriano, residente nel Veneto, è sfuggito all'arresto ed è tuttora irreperibile. Le accuse vanno dal concorso in detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, usura, riciclaggio di denaro; altre 5 persone sono indagate a piede libero nell'indagine condotta dal sostituto procuratore di Teramo, David Mancini e affidata al Reparto operativo speciale (Ros) di Roma in sinergia con i colleghi del reparto operativo provinciale di Teramo. Il lavoro degli investigatori andava avanti da oltre un anno, sulla scorta di una serie di segnalazioni di imprenditori vittime dell'usura ma soprattutto dopo il sequestro in un casolare sulle alture di Roseto di un quantitativo di cocaina e l'arresto di due degli attuali 11 indagati. E' stato cos_ possibile mettere sotto attenzione, anche grazie all'utilizzo di un carabiniere sotto copertura, il sodalizio nato tra i componenti del potente clan rom e l'organizzazione nigeriana, dalle enormi capacità di approvvigionamento dello stupefacente in Europa e anche al di fuori di essa, soprattutto in Turchia e Colombia. Un traffico in grado di soddisfare la richiesta del mercato locale del Teramano e del Pescarese, i cui gestori erano i rom del clan: loro che tenevano i rapporti con i nigeriani del Veneto, che provvedevano a reclutare i 'cavalli' per la distribuzione sul territorio dello stupefacente, che si occupavano di reinvestire nel mondo economico e immobiliare locale i proventi del narcotraffico. I carabinieri hanno posto sotto sequestro due immobili e 7 auto di lusso, del valore complessivo di oltre un milione di euro, che si ritengono siano frutto dell'illecita attività organizzata dai nomadi. In particolare, gli zingari gestivano i prestiti a imprenditori in difficoltà con interessi fino al 25 per cento mensile e, in una seconda fase, investivano nelle stesse aree di interesse degli imprenditori, in alcuni casi diventano soci di aziende fino a rilevarle. E' stato anche accertato, come sottolineato in conferenza stampa dal maggiore dei Ros, Casagrande, che il potere coercitivo nei confronti delle vittime era tale che venivano costrette anche a custodire le partite di droga in arrivo dal Veneto.

Leave a Comment