Melozzi & C: nel dibattito anche qualche sprazzo di Università 

TERAMO E' proprio vero che Melozzi & C. trascinano, come alcuni di noi avevano previsto, la città in un dibattito culturale che sia finalmente degno di questo nome. E' tanto vero che spuntano anche i primi docenti universitari, storicamente e naturalmente estranei, sin qui, a qualsiasi accenno di vita (o sopravvivenza) di Teramo.  Dunque, nel ringraziare il professor Carlo Di Marco (Università di Teramo, facoltà di Scienze Politiche), volentieri pubblichiamo il suo, seppur lungo, intervento. Inauguriamo cos_ un nuovo rapporto, ricordando però al professor Di Marco che per partecipare 'al gioco' alcune regole vanno rispettate. La principale è quella dell'attenzione: non mandi a noi un intervento, professore, in cui dice che gli unici a pubblicare la lettera di 'Nuove Armonie' sono stati i colleghi de 'La Città', perchè ci dimostra chiaramente di non avere considerato per niente i siti di informazione, cui comunque lei invia la sua lettera per la pubblicazione. I siti, noi certamente si, ma anche altri, hanno pubblicato. Non ci dica che in questa modernità di intenti intellettuali lei professore, è uno di quelli per cui i canali dell'informazione o sono classici (i quotidiani) o non sono informazione. . 'Nei giorni scorsi la stampa locale ha pubblicato una lettera aperta del movimento Nuove Armonie, inviata al Sindaco di Teramo e, per conoscenza, a tutti i consiglieri comunali ed all'Amministrazione provinciale. I mittenti sono artisti teramani (in prevalenza musicisti) costituitisi recentemente in associazione, che rivendicano uno spazio partecipativo nelle scelte della politica culturale degli enti locali. Essi, dopo un memorabile concerto tenutosi all'interno del rinnovato Duomo di Teramo lo scorso 25 ottobre, in cui veniva rappresentata un'opera sinfonica originale del M° Enrico Melozzi, musicista teramano di grande talento noto più all'estero che in patria come d'altronde accade a vari altri artisti del luogo, in una conferenza stampa mostrano la forza ed il coraggio di mettere sotto accusa il sistema di programmazione della cultura da parte della classe politica nei nostri territori locali. La conferenza conquista molto spazio sulla stampa locale e genera il risentimento di qualche politico vistosi sotto accusa. Altri, apparentemente risparmiati, assistono muti, un pò perplessi. Invero, mentre la conferenza ha avuto vasta eco sulla stampa locale, la lettera di cui qui si tratta, fatta eccezione per il quotidiano “La Città”, è stata letteralmente ignorata. Il presidente dell'Associazione Nuove Armonie, che parla a nome di un foltissimo gruppo di artisti teramani (peraltro dal pulpito di un'elevatissima competenza artistica) nella lettera in discorso non si limita a rivendicare, nei confronti dei pubblici poteri, spazi di partecipazione nella programmazione della cultura prima che essa passi per le fasi decisionali e di attuazione, ma si spinge ad indicare, in questa prospettiva, gli strumenti giuridici attivabili già contenuti nello Statuto della città. Le fasi di «programmazione, progettazione, realizzazione, gestione e verifica» del nuovo teatro, sostiene il maestro Melozzi, che avrà, peraltro, una rilevanza provinciale, non possono essere decise nel chiuso della stanza dei bottoni o in uno studio di architettura. Dette fasi, soggiunge l'artista, «non possono prescindere da una condivisione d'intenti e prospettive da attuare con i cittadini e con gli artisti teramani». Fatte queste considerazioni, il documento passa ad indicare con particolare accortezza (è questo l'elemento di gran lunga più interessante del testo) la varietà degli strumenti attivabili per garantire la partecipazione richiesta. Si tratta di meccanismi non inventati, ma formulati nel principale strumento normativo d'autonomia: lo Statuto comunale. Essi sono: la Commissione speciale propositiva di cui all'articolo 20, che evidentemente è richiesta nel campo della programmazione artistica e culturale; la Consulta per il settore cultura, arti e spettacolo ex art. 42 che potrebbe essere costituita per garantire la programmazione condivisa con i rappresentanti dei settori di sviluppo; il Forum dei cittadini previsto nell'articolo 41 per assicurare un raccordo consultivo con i cittadini in merito alla programmazione comunale. Una prima considerazione sorge spontanea a chi (come noi) di queste cose si occupa per professione: è singolare (ed è sintomo di un grande senso civico) che un artista legga lo Statuto della propria città alla ricerca di strumenti colloquiali con il potere politico solitamente lontano. Questo dovrebbe far riflettere quei politici che esercitano i poteri locali senza mai leggerlo, a loro volta, convinti che la fonte delle autonomie continui ad essere, come in epoca napoleonica, unicamente la legge dello Stato. Altra considerazione riguarda invece la sostanza delle cose poste: se la partecipazione passa attraverso strumenti ben individuati dalla principale fonte normativa del Comune, non può essere elusa, rimandata o, peggio, ignorata. La programmazione non può più essere l'espressione del governo sul territorio, come il sistema della sola rappresentanza imponeva in epoca liberale. Essa deve invece diventare espressione del governo con il territorio come invece lo Stato pluralista basato sulla partecipazione impone non da ieri, ma dalla sua nascita con la Costituzione del 1948. La richiesta di Melozzi, dunque, non inventa novità, ma pretende con grande precisione che i politici si trasformino (almeno nell'ambito delle politiche culturali e delle arti) da governatori in facilitatori di percorsi decisionali condivisi con i portatori di interessi, come accade nei processi di Agenda 21 locale di cui in provincia di Teramo abbiamo avuto, negli anni scorsi (ma forse per poco tempo) alcuni importanti esempi. Indubbiamente, sotto questo profilo, qualcosa sta cambiando: da anni nella nostra Università siamo impegnati in attività formative che sui temi della governance tentano di trasmettere nuovi saperi e nuove visioni della politica (in questi giorni abbiamo avuto il piacere di concludere uno dei nostri master rivolti ai funzionari ed ai politici delle amministrazioni locali). Ma le contraddizioni sono, purtroppo, ancora molto forti. Per non ascoltare ciò che di propositivo promana dalla società civile, in particolare sui temi della cultura e delle arti, centri rinomati si ridimensionano o chiudono: Giulianova (per portare un esempio tangibile e vicino) ha perso l'unico teatro che per sessant'anni è stato sede di memorabili eventi culturali. Per concludere, riteniamo giunto il momento per la classe politica di dare prova di un rinnovamento culturale autentico e l'occasione della costruzione del teatro a Teramo potrebbe essere un segnale in questo senso. Inoltre, la Provincia che nel proprio Statuto annovera istituti di partecipazione simili a quelli del Comune di Teramo (art. 24, commissioni speciali; art. 40, consulte), non si limiti a lamentare la presunta ingratitudine di un movimento che spontaneamente e legittimamente rivendica sacrosanti spazi previsti dalle norme giuridiche e negati dalla politica, ma agisca e dia risposte concrete. La politica non perda questa occasione che dalla società civile le viene offerta con tono fermo ma dialettico. «Chi progetta _ chiosa Melozzi _ recepisca le reali esigenze della città e dell'arte e le trasporti nelle tavole tecniche; chi decide acquisisca in via prioritaria indicazioni e proposte di consulte e commissioni ed abbia disponibilità nel motivare pubblicamente eventuali decisioni difformi». Aggiungiamo: la trasparenza si impadronisca dei politici; la democrazia sia finalmente reale e non più celata'!

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