Sgravi alle Pmi, tutto daccapo?

TERAMO “Siamo stanchi di essere ignorati dal Governo”. Eugenio Rosa, il presidente dell'Api di Teramo, è deluso per dover tornare a parlare ancora del problema sgravi fiscali alle imprese. “Tredici anni di battaglie legali sembrano passati inutilmente _ ha detto questa mattina ai giornalisti , perché nonostante il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, i ministeri competenti non si sono adeguati disattendendo le indicazioni della Finanziaria”. Il contenzioso è vecchio, ma adesso accade che le imprese teramane si sono rivolte di nuovo al Tar del Lazio contro questa omissione dei dicasteri delle Finanze e del Lavoro. La posta in gioco è molto alta perché si tratta di redistribuire somme importanti, che l'Api stima tra i 50 e i 100mila euro. “Non c'è stata volontà politica ha aggiunto l'imprenditore Lisciani ; la politica non sa misurarsi con i problemi del Paese, è improntata solo ad un rapace prelievo fiscale”. Ecco dunque il ricorso al Tar Lazio, a cui le imprese hanno dovuto riprodurre tutta la documentazione, mettendo su, insomma, un procedimentodoppione. Con un rischio in più: “Che siamo stati costretti a rivolgerci al Tar, organo di giurisdizione inferiore al Consiglio di Stato che ci ha già dato ragione , che potrebbe capovolgere una sentenza e 13 anni di battaglie legali vinte ha commentato il vice presidente, Stefano Camerano”. La prossima udienza del Tar è stata fissata al 21 novembre, quando probabilmente i giudici amministrativi si pronunceranno sulla questione. “La nostra preoccupazione, considerando l'entità degli interessi economici spiega il presidente Rosa _ è che saranno fatte pressioni per chiudere la faccenda. L'ultimo rapporto del Cresa, mostra un'industria abruzzese in difficoltà, caratterizzata da elevata mortalità e con una sanità che prosciuga l'intero bilancio regionale. Per di più le addizionali locali hanno fatto s_ che l'imprenditoria abruzzese non giovi di alcun beneficio derivante dal cuneo fiscale. Siamo indignati perchè ci sentiamo abbandonati dalle nostre istituzioni, che hanno scelto come unico interlocutore la grande industria, ignorando le piccole e medie imprese che rappresentano l'ossatura economica del nostro paese'. (mdt)

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