Scusate: la vicenda bidelli TeAm è una novità ?

TERAMO Suscita sdegno quello che apprendiamo in questi giorni e cioè che la metà dei bidelli ex TeAm non avranno più lavoro a causa di un appalto vinto da una azienda diversa dalla TeAm che non prevede altre attività per i bidelli se non la pulizia. E' evidente che a questo punto i lavoratori si possono ridurre della metà. Il numero di persone a rischio super le 55 unità. Bene, anzi male, malissimo. Soprattutto perchè questa non è una novità. Fanno bene a scandalizzarsi la Cgil, i giornali, le televisioni e gli stessi lavoratori ma ci domandiamo: l'anno scorso, proprio in questi giorni, quando l'allarme era già altissimo e il presidente D'Agostino si vide arrivare in consiglio bidelli e vertici TeAM a chiedere aiuto e generosamente e senza timore di schieramenti politici approvò un ordine del giorno in favore della revisione della decisione (all'epoca la gara non aveva ancora completato l'iter, adesso invece, il giorno dopo che l'affidamento è diventato regolare è scoppiata la notizia) non era chiaro quello che succedeva? Quando il giorno dopo la stessa cosa è avvenuta in Comune col sindaco Chiodi non si capiva di che si parlava? Giornali e Tv che con attenzione e precisione se ne sono occupati chiamando in causa spesso le istituzioni: non era chiaro che cosa sollecitassero? Peraltro a dir poco 'spaventa' che i genitori degli alunni che rimarranno senza assistenza solo oggi timidamente facciano capolino, cos_ come i responsabili delle Scuole (l'anno scorso se ne sent_ solo uno).   Quel che avviene in questi giorni a lume di naso lascia supporre che prima o poi qualcuno strapperà qualche cifra da aggiungere a quella pattuita con la gara. Cos_ i bidelli avranno qualcuno a cui dire grazie e lo sforzo fatto tanti anni fa dal sindaco Sperandio di rendere liberi i lavoratori attraverso la disponibilità della Slia (che in quei giorni creava TeAm) svanisce. Per la libertà di lavoro in Abruzzo abbiamo visto che non ci sono possibilità: i padroni sono sempre gli stessi. Solo che adesso non stanno nei campi ma negli uffici che rappresentano i lavoratori.

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