"Il meticcio che non c’è"

TERAMO – Riceviamo una lettera aperta indirizzata al segretario regionale del PD, Luciano D’Alfonso, dal titolo “Il meticcio che non c’è” firmata da Romolo Bosi e Umberto Di Sabatino (già membri del Comitato direttivo della sezione DS di Teramo) e da Antonio Topitti, Consigliere provinciale di Teramo. Ve la proponiamo integralmente. “Caro Luciano, la nascita del Partito Democratico ha significato per molti di noi che da sempre seguono la politica e la fanno sul territorio, un’occasione di rinnovamento e l’apertura di una nuova stagione politica per l’Italia e per l’Abruzzo in grado di far fronte con nuovi paradigmi culturali alle sfide di un mondo che cambia con i ritmi più veloci della politica. In particolare ci ha convinto del PD la volontà di por fine agli egoismi di appartenenza comunque connotati. Il suo insediarsi nella scena politica italiana attraverso la partecipazione di milioni di cittadini che con le primarie hanno raccolto questa voglia di cambiamento, dovrebbe consentire di voltar pagina e rompere soprattutto con vecchie ed obsolete pratiche partitiche. Tale cambiamento vede, o dovrebbe vedere, vecchi e nuovi militanti, provenienti da culture ed esperienze diverse, impegnarsi nell’avvio di una nuova stagione politica e soprattutto nella costruzione di una nuova classe dirigente capace, come efficacemente hai tu detto a Teramo, di meticciarsi ed assumere una nuova identità pur conservando le radici delle antiche appartenenze culturali. Questo significa che il passato, ancorché carico degli ideali delle grandi narrazioni – il socialismo e il solidarismo sociale cattolico – non deve continuare a pesare al punto che ognuno di noi porti sempre addosso le vesti delle antiche diversità o, quel che è peggio, inclini a perpetuare logiche di schieramento e particolarismi similclientelari. Riteniamo che tutto ciò costituisca prima ancora che un abbrivio sbagliato, una modalità d’esserci – già insita nelle modalità elettorali delle primarie – che disconosce e stravolge la visione politica di un PD unitario nelle idee e nella sua organizzazione interna. Non è tollerabile pertanto che autorevoli esponenti del nuovo partito si organizzino al suo interno in schieramenti particolari buttando a mare la primitiva ispirazione del PD. Sicuramente ti sarà giunta notizia dell’avvenuta cena di autofinanziamento che sul finire dell’anno un autorevole assessore della regione Abruzzo ha organizzato al fine sostenere la corrente di sinistra dell’ancora nascente PD, ramo maggioritario dell’ormai disciolto partito diessino. Sicuramente una corrente in nuce ma già solidamente ancorata a gruppi dirigenti di antico e glorioso lignaggio che così operando si pongono al di fuori della logica del PD che, crediamo di non ricordar male, nei suoi documenti ufficiali e nelle autorevoli dichiarazioni di dirigenti nazionali del nuovo partito, ha escluso che al suo interno ci si possa organizzare in correnti. Spiace constatare come il tuo invito a meticciarsi nulla abbia potuto finora contro tali preoccupanti esiti. D’altra parte ci preme anche rilevare come alcuni di questi dirigenti siano stati eletti alla Costituente nazionale e regionale del PD pur non avendo essi mai creduto nel PD, anzi avendolo fieramente avversato nella fase congressuale dei DS paventando cupi destini per un paese senza più sinistra e senza socialismo. Ma tant’è: l’Italia è il paese dei trasformisti e non vale più tanto la pena a questo punto ribadire che il frazionismo organizzato ha poco a che fare con la diversità che feconda il dialogo e fa crescere un’unità più ricca. Almeno per una volta può essere utile ricordare che nel vecchio PCI erano proibite le correnti organizzate in quanto espressioni di “cristallizzazione del dissenso” e non arricchimento della discussione e del confronto. Si bollavano le correnti così: “conta con chi stai e non cosa pensi e dici”. Se questo è vero ci chiediamo quale attrattiva possa esercitare sui giovani un partito che è nuovo solo perché c’è un nuovo logo ma non un’aria fresca, non si vola alto e i soliti noti continuano nelle vecchie pratiche. Intanto poiché, caro Luciano, crediamo nel PD e nella tua leadership abruzzese vorremmo sperare che almeno una tua parola ricordi a tutti, se ancora non l’hai fatto, che si sta nel PD in quanto democratici ( con tutto quel che significa) e non asserragliati nei fortini confortevoli delle vecchie appartenenze o addirittura in una parte di esse. In attesa di un tuo graditissimo intervento in tal senso ti inviamo un cordiale saluto”. La lettera ha anche un post scriptum. Eccolo. “Abbiamo appreso dagli organi di stampa che alle prossime elezioni per la costituzione dei circoli territoriali del PD verrà adottato il sistema elettorale delle liste bloccate. Ecco un’altra anomalia che sconfessa alle radici la democraticità del PD: si va ad eleggere i rappresentanti del PD sul territorio ratificando una nomenclatura già decisa altrove, immaginiamo nel più puro stile del manuale Cencelli. Anche qui altro che meticcio: il PD rischia di diventare su tutto il territorio regionale un arcipelago assai variopinto di gruppi e sottogruppi con tanti saluti all’unità e al confronto culturale, politico e programmatico”.

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