Il Sindaco:” l’Università di Teramo inviti il Papa”

TERAMO –  Anche Gianni Chiodi esprime costernazione per la mancata visita di Papa Benedetto XVI alla Sapienza.  E lo fa con toni particolarmente duri, nei confronti dei docenti universitari che hanno preso posizione contro la visita ma anche nei confronti degli studenti romani, sebbene non citandoli, ma definendoli figli del ’68. 
Chiodi parte da un passaggio contenuto in un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Ernesto Galli Della Loggia. “Laicità? Sì, una laicità opportunista, nutrita di uno scientismo patetico, arrogante nella sua cieca radicalità. Con la quale un’autentica laicità liberale non ha nulla a che fare. Che anzi deve considerare la prima dei suoi nemici>>. 
“Quanto accaduto – sostiene Chiodi – è un retaggio del ’68, epoca nella quale la mobilitazione giovanile ed intellettuale nascondevano una intolleranza e una incapacità di confronto, le cui negative conseguenze ancora oggi si riverberano sulla cultura e sul mondo accademico nazionali”.
Il Sindaco, per rafforzare la sua indignazione, non manca di fare un riferimento personale: “Sono contento di essermi laureato alla LUISS, nonostante avessi avuto all’epoca l’opportunità per studiare e laurearmi alla Sapienza. Se così fosse stato, oggi avrei restituito il diploma di Laurea, offeso e mortificato dalla presunta liberalità e dalla ideologica e preconcetta difesa dei valori affermati nella lettera sottoscritta dai 67 docenti”. 
Ma Chiodi va oltre e rivolge un interessante suggerimento all’Università di Teramo: perché non invitare qui il Papa? L’ateneo teramano, così, si farebbe “interprete del disagio e del danno di immagine arrecato al sistema universitario” e potrebbe sottolineare “il valore dell’ascolto e del dialogo, principi assoluti per una istituzione fondamentale per un Paese  quale è l’Università”.

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