Dopo l’ispezione dei Noe la Eco Consul "diffida"

ANCARANO – Era di ieri la notizia dell’ispezione dei carabinieri dei Noe e della compagna di Alba Adriatica allo stabilimento della Eco Consul, in contrada Tronto di Ancarano, e della scoperta da parte degli stessi militari di alcune irregolarità nella gestione e nello smaltimento di acque reflue: oggi dall’azienda, a firma di Tonino Latini, arriva una "diffida" ai media. Perchè non si ritiene solo di far sapere, comprensibilmente, "l’assoluta regolarità degli impianti e la loro conformità alla normativa vigente" ma anche di intimare o, meglio, "contestare e censurare l’indebita divulgazione di fatti ed informazioni che, anche nella denegata ipotesi in cui rispondessero a verità, dovrebbero comunque essere secretati da parte degli organi inquirenti, quanto meno nel rispetto dei diritti di difesa previsti dalla legge e del diritto alla privacy su dati ‘sensibili’". Insomma, si censura il diritto di cronaca. Quanto alla privacy, "nella denegata ipotesi che i fatti rispondessero a verità", i dati sensibili quali sarebbero? L’eventuale inquinamento di un fosso di pubblica utilità, questo sì, andrebbe fatto in totale… privacy? Nel pieno rispetto però, del diritto alla difesa e soprattutto perchè per noi è sacro il diritto di cronaca, riteniamo doveroso da parte nostra, accogliere la richiesta di rettifica della Eco Consul di Folignano, che tiene a ribadire "che non ha mai scaricato nessun tipo di sostanza, liquame o residuo di lavorazioni industriale nel fosso Caldarola poiché il nostro centro di trasferenza è provvisto di un sistema raccolta per tali sostanze che vengono puntualmente smaltite come previsto dalle leggi vigenti. A riguardo siamo in grado di produrre alla Vostra attenzione formulari relativi allo smaltimento per un costo di oltre 75mila euro sostenuto solo negli ultimi 18 mesi".

 

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