Tutto fuorchè buone gestioni finanziarie

GIULIANOVA – Puntuale quanto impietoso arriva il commento di "Impronte" alla "bocciatura" da parte della Corte dei Conti della gestione finanziaria del Comune di Giulianova dal 2003 al 2006. E per rafforzare la posizione contraria a Ruffini l’associazione torna a insistere anche su un suo provvedimento da Presidente della Provincia (2002) di cui si è parlato qualche tempo fa. procediamo con ordine e cominciamo con Giulianova. "La gestione finanziaria targata Ruffini tutto è stata – commenta una nota dell’associazione giuliese – fuorchè una buona gestione". E ancora:" L’aver inneggiato al raggiungimento del Patto di Stabilità è stata un’azione inutilmente trionfalistica e di pura propaganda, ancor più se si considera che non è stata ancora comunicata l’entità del "dividendo" negativo che starebbe per emergere dalle verifiche sui conti di Sogesa, volute dal Consiglio di Amministrazione provvisiorio della stessa società". Il commento di "Impronte" fa riferimento alla classifica della Corte dei Conti che pone Giulianova come "peggiore" città (sempre per la gestione finanziaria) tra quelle non capoluogo di provincia al di sopra dei 20mila abitanti. Giulianova risulterebbe ultima, in Abruzzo; la migliore è Sulmona (al 229° posto su 350 città). E siamo alla vicenda della Provincia di Teramo. "Impronte" insiste sugli aspetti di gestione finanziaria delle amministrazioni locali e, in una ulteriore nota ricorda che lo scorso dicembre ha richiamato "l’attenzione della Procura Generale della Corte dei Conti abruzzese sullo "swap" (un così detto strumento derivato, che consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti n.d.r.) da 42 milioni di euro sottoscritto dall’Amministrazione Provinciale di Teramo nel 2002" (Presidente, Claudio Ruffini) che potrebbe trasformarsi, sempre secondo l’associazione giuliese, "in una bomba finanziaria". Nella nota si sottolinea che sull’argomento restano in silenzio maggioranza e minoranza e anche che sembra si facciano  insistenti "voci che danno per imminente la rinegoziazione di quel "derivato" da 42 milioni di euro". I fatti indurrebbero a pensare che "l’attuale valutazione di mercato di quello strumento negoziato dalla Provincia nel 2002 sia di segno fortemente negativo e che le commissioni dovute siano tutt’alro che simboliche così come tutt’altro che simbolico è il costo che la Provincia dovrebbe pagare per poter uscire da questa trappola finanziaria". 

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