Black list La Sapienza, l’inchiesta lambisce Teramo

TERAMO – Si torna a parlare di Teramo, sebbene stavolta non sia direttamente coinvolta, a proposito di antisemitismo. Lo spunto lo dà la notizia che rimbalza da poche ore sui siti internet secondo la quale  gli investigatori individuano in Paolo Munzi, l’autore della lista nera dei 162 docenti universitari additati come appartenenti ad una lobby ebraica. Teramo entra in gioco perché fu proprio  Munzi ad avere un ruolo di primo piano nello scorso maggio, a proposito della polemica che investì l’Università di Teramo dopo l’invito allo storico francese negazionista Robert Faurisson a tenere una lezione. Un’ondata di proteste costrinse il rettore dell’ateneo ad annullare l’invito; Faurisson raggiunse ugualmente la città ma la sua presenza scatenò perfino una rissa, mentre passeggiava in centro (nella foto gentilmente concessa dal quotidiano La Città). Munzi a quel punto aderì al “comitato contro la repressione della libertà di parola e di pensiero” (al quale aderirono in poche ore in 322) ed espresse solidarietà al professore francese "per la gravissima aggressione violenta da parte di esponenti della comunita ebraica di Roma" e parlava di "grave attentato fascista alle liberta democratiche nel nostro paese". Munzi, che risiede in provincia di Rieti ed è figlio dell’ex sindaco radicale della cittadina di Forano, ha subito la perquisizione dell’abitazione e, a quanto pare, sarebbe già stato coinvolto in analoghe vicende riguardanti l’immissione di dati in rete.

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