Beni Ecclesiastici e patrimonio comune

TERAMO – L’attesa presentazione dell’inventario dei beni mobili della Curia Aprutina promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, raccolta dal compianto MOns. D’Addario e portata a termine dal Vescovo Michele Seccia con la supervisione di Don Primo, segna un evento che assume una importanza straordinaria. L’intento della C.E.I. è di censire ed archiviare il patrimonio ecclesiastico nazionale; la finalità della Curia Aprutina è di inventariare, catalogare e stimare i beni (mobili, in questa prima fase cui seguirà quella del censimento dei beni immobili) di parrocchie, santuari, chiese rurali, canoniche: per facilitarne il controllo, la fruibilità, la tutela. Dal giugno 2003 un team di studiosi ha lavorato alla redazione dell’accurato elenco di opere d’arte, realizzando un cd room ed un catalogo cartaceo compendiario consegnati poi a ciascun parroco della Diocesi di Teramo-Atri.Ma c’è qualcosa di più, che sottolinea il valore dell’operazione. Erano presenti tra il pubblico, infatti non le autorità territoriali del “settore” come i parroci ma anche le autorità civili: sindaco, prefetto, rappresentanti della Provincia e della Regione, tutti con il proposito della collaborazione e della sinergia per la valorizzazione del territorio, in chiave turistica e culturale.E già, perché le nuove frontiere delle simpatiche gite parrocchiali o dei pellegrinaggi di un tempo oggi non sono più rappresentate dalla mera devozione, ma anche dalla scoperta dei luoghi e dei tesori artistici, architettonici e paesaggistici. Quello della conoscenza e della consapevolezza del patrimonio perciò, è un passo importante verso la tutela, la vigilanza e nei casi più gravi, il salvataggio di opere più o meno modeste, ma che racchiudono e rappresentano l’identità culturale e spirituale del territorio. La catalogazione fa il punto della situazione e diffonde la conoscenza profonda degli stessi. Con i mille rivoli carichi di significato che porta con se..

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