La Provincia deve ripensarci

TERAMO – Sul piano quinquennale di contenimento dei cinghiali approvato dal Consiglio provinciale di Teramo alcuni giorni fa interviene, polemica e dura la Confederazione italiana agricoltori: "Ricorreremo   a tutti gli strumenti a nostra disposizione, compresi eventualmente quelli legali, per affermare il diritto civile di continuare a vivere e produrre in quel territorio se, nei prossimi giorni , non arriveranno dalla Provincia segnali inequivocabili di ritornare sulle decisioni assunte" è la ferma condizione che si pone   in una nota.." Non c’è stata la volontà – afferma Giorgio De Fabritiis, presidente della CIA di Teramo – di voler comprendere la portata del problema. Persino l’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica, in genere molto contenuto nell’indicare gli obiettivi di prelievo, rispondendo ad una richiesta di parere formulata dalla Provincia, ha dichiarato “accettabile in base ai danni registrati nell’ultimo periodo” un obiettivo di prelievo di 2000 capi. Il consiglio provinciale, invece,  ha scelto di limitare le catture a scegliendo di proteggere i cinghiali ed anzi farli aumentare infischiandosene sia della sicurezza dei cittadini che della possibilità degli agricoltori di continuare a vivere in quelle realtà e proseguire la loro attività imprenditoriale". Secondo la Cia la Provincia di Teramo ha deliberatamente deciso di accogliere le istanze delle associazioni venatorie calpestando esigenze di sicurezza individuale di tutti i cittadini  e la possibilità di continuare a svolgere una attività agricola, visto che gli agricoltori non sono portatori di grandi interessi “ economici o elettorali” e pertanto non sono meritevoli di attenzione.


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