E’ la Fiera dell’Agricoltura: ci si deve andare

TERAMO – Seconda giornata per la 20° edizione della Fiera dell’Agricoltura di Teramo. Nell’area fieristica Villeroy e Boch, complice la prima vera giornata primaverile, i cento espositori sono presi d’assalto, fin dalle prime ore della mattinata, da migliaia di visitatori. Ed è curioso vedere quali siano le tipologie diverse di visitatori della Fiera. Ci sono alcuni esperti, le scolaresche, gli intenditori, che vanno in Fiera per seguire il convegno specifico sulla lavorazione del miele o per conoscere le nuove frontiere delle biocoltivazioni. Ci sono le donne e gli uomini della campagna (riconoscibili dal fatto che, ordinati, seri e precisi, arrivano prestissimo, la mattina del sabato e della domenica e aspettano pazientemente l’apertura degli stand) interessati ai macchinari di nuova generazione per la lavorazione della terra, a camini e stufe alimentabili con combustibili nuovi e a qualche leccornia preferibilmente di fuori regione. Le donne e gli uomini della campagna, in realtà, vengono alla Fiera anche per un altro motivo, che forse è il più importante. Li muove l’aspetto culturale, della consuetudine, della tradizione. Alla fiera dell’Agricoltura ci si va anche “per rispetto”, per dovere. Si va in città perché la città ci invita a una manifestazione del tutto dedicata al nostro mondo e dunque, all’invito si deve rispondere. E certamente il fatto che il mondo sia cambiato e che la globalizzazione abbia reso kermesse anche l’agricoltura (scusate, ci rimettiamo la A maiuscola, l’Agricoltura), nulla toglie ai coltivatori che perseguono il proprio obiettivo e basta. Lo sanno, sentono, di essere gli ospiti più importanti, gli invitati di diritto, e valutano e apprezzano tutto ciò che riguarda il loro mondo, compreso l’allegro gruppo folk che per tutta la giornata suona e balla in giro per la Fiera. Anche quella è tradizione loro. Ma torniamo alle tipologie, perché è evidente che decine di migliaia di persone che affollano la fiera sono davvero provenienti da ogni dove e rappresentano le più diverse tipologie. Le famiglie, ad esempio, trovano che la fiera sia una sorta di variegato parco dei divertimenti, dove i bambini si divertono con gli animali, dove la porchetta è sempre calda, il ristorante ben rifornito, le degustazioni sono di qualità e i fiori, con decine di espositori, fanno impazzire per la loro bellezza. E che tu abbia un giardino o due metri quadri di balcone, una piantina in Fiera la comperi senz’altro. C’è anche gente che viene in Fiera come va al mercato del sabato: per curiosità, per passatempo, per il piacere di incontrare qualcuno (ed in Fiera si incontrano proprio tutti) con cui fare quattro passi al sole, tra le mucche e le dimostrazioni della cagliata, conversando magari di politica e sorseggiando un caffè. Quel che è certo è che nei tre giorni di fiera un “salto” alla Gammarana lo fanno tutti. E poco importa se c’è traffico e se c’è da camminare e se i profumi, i colori, i suoni ti stordiscono. E’ la Fiera. Ci si deve andare.

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