Incidenti sul lavoro, Fini a Teramo: "Rispetto delle regole"

TERAMO – Sicurezza, immigrazione clandestina, precariato, meritocrazia nel lavoro e nella scuola, sostegno alle pensioni: Gianfranco Fini, a Teramo per un incontro pubblico con stampa ed elettori in piazza Martiri della Libertà, ha toccato i temi più caldi della campagna elettorale. A cominciare dagli incidenti sul lavoro, prendendo spunto dalla domanda di www.emmelle.it su quanto di tragico accaduto all’ex Aquila d’Oro alla Gammarana, a distanza di pochi giorni dal precedente di Colonnella: “Non bisogna strumentalizzare la gravità degli incidenti sul lavoro, serve far rispettare le norme che ci sono. Criminalizzare "image"dopo un evento drammatico non fa bene, è piuttosto importante controllare e vigilare sul rispetto delle norme. Se servono risorse, vanno stanziate”. Il leader di An e candidato del Pdl, non poteva non toccare il tema della sicurezza sociale, della criminalità diffusa come ha sottolineato che bisogna considerare tutti i fenomeni di questa sfera: “Dietro alla criminalità ci sono due problemi, inutile nasconderlo – ha detto Fini -, l’immigrazione clandestina e la droga. Sono in una terra, l’Abruzzo, i cui emigranti hanno trovato lavoro in tutto il mondo: credo che essi sono l’esempio di come un popolo emigrante debba inserirsi in un’altra società, rispettandone i modi, i costumi e le leggi. In Italia invece, chi immigra pensa di aver soltanto diritti e nessun dovere, le due cose non possono essere slegate”. L’attacco al centrosinistra è lanciato: “Si parla di certezza della pena, lo diciamo da anni: piuttosto deve finire l’abitudine di trovare sempre una giustificazione a ogni atto criminale. Ribadiamo che la responsabilità è della persona, non della società. Il Pd non lo vuol capire, non si tratta di voler limitare la libertà: in Italia – ha continuato il candidato del Pdl – non c’è un deficit di libertà, ma un deficit di autorità. Senza autorità, la libertà diventa licenza e anarchia. Occorre riportare in equilibrio questa equazione”. E a proposito di certezza della pena, una proposta-provocazione: “Siccome la paura maggiore di chi delinque è quella di essere costretto a lavorare, allora facciamo così: prevediamo misure alternative alla detenzione in carcere, condanniamoli a lavorare fino a quando non avranno riparato il danno provocato alla società”. I costi e gli sprechi della politica, secondo Fini, sono rappresentati non tanto dai partiti quanto dalla partitocrazia che si annida alla base della gestione della “cosa pubblica”. Il pensiero di Gianfranco Fini è andato infine ai vecchi amici e sostenitori di Alleanza Nazionale: “Vogliamo riprendere il percorso interrotto due anni fa, con la consapevolezza che prima dell’interesse di una parte è prioritario anteporre gli interessi di un Popolo. La scelta di un partito unico vuol dire questo, i personalismi non fanno bene al Paese. Abbiamo 15 candidati premier, è il carnevale di Viareggio”. E una stoccata finale anche all’Udc di Casini: “Meglio tardi che mai: ha capito adesso di aver fatto parte di un’alleanza per 15 anni e di aver sbagliato tutto…”

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