Con il caldo torna il rischio zanzara tigre

TERAMO – Il virus della Chikungunya è "un immigrato senza permesso di soggiorno". Dunque "potrebbe dare vita, la prossima estate, a una nuova epidemia. Ma il sistema di sorveglianza in atto è pronto. E impedirà che la malattia diventi endemica nel nostro Paese". A fare il punto sulla malattia, che la scorsa estate ha infettato 255 persone in Romagna, sono due ricercatori dell’Irccs Lazzaro Spallanzani di Roma, intervenuti al congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccmid). "Siamo preparati – spiegano la biologa Licia Bordi e l’epidemiologo Francesco Maria Fusco – ad affrontare l’eventualità di un nuovo focolaio epidemico che, in caso di condizioni favorevoli al vettore della malattia, cioè la zanzara tigre, è più che plausibile". Vietato però, assicurano i due giovani scienziati, parlare di malattia endemica. "Se in India possiamo pensare che la Chikungunya diventerà endemica, perché per quel Paese sarà difficile dichiarare una guerra senza quartiere alle zanzare, in Italia la situazione è ben diversa. Seppure è probabile qualche nuovo caso, i mezzi messi in campo – sottolineano – renderanno difficile il radicamento della malattia nel nostro Paese". Il sistema di sorveglianza approntato dopo l’epidemia dello scorso anno si compone di due canali differenti, ma in comunicazione tra loro. E da quest’anno è stato tarato su una soglia di attenzione molto bassa. Il che vuol dire che "l’allarme scatta prima che la situazione sia fuori controllo".

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