Immigrazione e lavoro a Teramo e provincia

TERAMO – E sempre sul Rapporto sociale 2007, dalla Relazione a cura della referente del Centro di Analisi Sociale, Rosella Gabrielli, abbiamo estratto alcuni dati. Sono relativi all’immigrazione e al lavoro nella provincia di Teramo. Ci sembrano dati interessanti e sono, inoltre, efficacemente interpretati. Eccoli.
"Significativa è la crescita della percentuale di immigrati sul totale della popolazione residente che passa dal 2,4% del 2002 al 5,54% del 2006, con un aumento di ben oltre tre punti percentuali nell’arco dei cinque anni considerati. Il 38,6% degli stranieri risiede nei sette comuni costieri, mentre per il 61,4% nei restanti quaranta comuni: appare evidente come il fenomeno migratorio vada interessando sempre più  le aree interne del territorio, spostandosi dalla costa, fino a qualche anno fa interessata in maniera quasi esclusiva. Il Comune che ha avuto il trend di crescita più sostanziale è Teramo, che ha visto triplicare la sua popolazione straniera, arrivando a 3.337 immigrati al 3.12.2006. In generale è aumentato decisamente il numero degli stranieri neo-comunitari: il numero dei polacchi è più che raddoppiato, passando dalle 274 unità del 2005 alle 676 del 2006. Lo stesso si può dire per i rumeni, che al 31.12.2006 sono 1.825, esattamente il doppio rispetto al 31.12.2005. Sicuramente il fenomeno più interessante riguarda la crescita della popolazione cinese, che contava 294 unità nel 2000. Alla data del 31.12.2006, secondo i dati delle anagrafi comunali, i cittadini provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese e regolarmente presenti nella Provincia di Teramo sono invece 2.174 (1.193 uomini e 981 donne). Mentre a Teramo città nel 2000 erano residenti solo 12 cinesi, nel 2006 vivono nel capoluogo di provincia ben 225 cinesi (129 uomini e 96 donne). Singolare è anche il caso di Campli, comune in cui i cinesi rappresentano il 39% del totale della popolazione straniera residente. La seconda parte approfondisce la dimensione del benessere attraverso una fotografia dell’occupazione nel territorio teramano, sviluppata dal Settore delle Politiche del Lavoro, e della situazione reddituale provinciale elaborata dalla Camera di Commercio di Teramo. La sezione è stata poi arricchita da studi tematici sulla povertà e sul disagio sociale effettuati dalla Caritas di Teramo-Atri, dal Settore delle Politiche Comunitarie e dall’Associazione On the Road. Completano la panoramica i contributi forniti dall’Azienda Sanitaria Locale di Teramo, che ha scelto di toccare le tematiche della tossicodipendenza e delle emergenze sanitarie. Al 31.12.2006 risultano iscritti presso i Centri per l’Impiego della Provincia di Teramo come “disoccupati”, 33.805 persone (13.261 maschi e 20.544 femmine). Il dato è cresciuto di 6.222 unità rispetto al 31.12.2005, periodo in cui erano iscritti presso i CPI n. 27.583 disoccupati. Dai dati si evince che il numero più alto di disoccupati si ha nel settore dell’industria, seguito dal terziario. Ma se nel primo settore si hanno più disoccupati di sesso maschile, nel terziario sono le donne a lamentare un tasso di disoccupazione quasi doppio rispetto a quello degli uomini. Il rapporto uomo/donna si attesta sul 39% di donne occupate su 100 lavoratori. Rispetto al 2005 sono state avviate al lavoro 2.296 persone in più. Al 31.12.2006 il numero degli immigrati iscritti ai Centri per l’Impiego della provincia di Teramo è di 2.011 unità, di cui il 54% è rappresentato dalle donne. Alla stessa data del 2005 si contavano 1.502 iscritti. Un ulteriore indicatore relativo al lavoro dei cittadini stranieri fornito dai Centri per l’Impiego è dato dalla cittadinanza degli iscritti nei quattro Centri della provincia di Teramo. La maggior parte dei cittadini stranieri iscritti nei Centri per l’Impiego è di cittadinanza albanese (14,8%); seguono la cittadinanza marocchina (10,3%) e macedone (6,1%). Quasi l’84% dichiara di non possedere un titolo di studio; il livello di scolarizzazione è generalmente medio-basso. Il dato riportato, relativo alla formazione, mette in luce un numero piuttosto basso di soggetti che hanno assolto l’obbligo scolastico".

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