Malavolta-Paoloni, ecco retroscena e futuro

TERAMO – Il 30 aprile doveva essere il giorno della ratifica, di una specie di Camp David in cui si mettesse la parola fine a un rimpallo di responsabilità e di scelte. Insomma, che l’atto preliminare tra Malavolta e Paoloni diventasse un atto notarile definitivo di acquisto della maggioranza delle quote societarie. Così non è stato. Si aspettava una firma, sono arrivate due lettere, entrambe di Massimo Paoloni, presidente di fatto. Intanto quella con cui si dimette da presidente del Consiglio di amministrazione: Paoloni è dimissionario, ma le sue dimissioni sono inefficaci. Perchè è subito spiegato: il 24 aprile scorso si è dimesso Giuseppe Tedeschi. uno dei tre componenti del nuovo Cda. Questo, nel caso di direttivi a tre, rende inefficaci eventuali dimissioni successive fino alla ricostituzione del Consiglio. Paoloni dunque diventerà ex quando si formerà un nuovo Cda: fino a quella data resta presidente di fatto, anche sotto il profilo delle responsabilità. Ed è su questa traccia legale che sembra adesso vuole muoversi il gruppo di Romy Malavolta. Nel tardo pomeriggio c’è stata un riunione nello studilo legale dell’avvocato Fabrizio Acronzio, dove c’erano i consulenti di Romy. E’ possibile che l’azionista di maggioranza, appunto Malavolta, chieda a Paoloni la convocazione del consiglio e che lo metta di fronte a una azione di responsabilità. Evenienza questa che metterebbe la questione Teramo calcio sul piano del contenzioso legale duro, con conseguenze e rischi facilmente immaginanibili. Ma perchè si è giunti a questo punto? Cosa c’era nell’altra lettera? Eccezioni che sul fronte Malavolta vengono definite pretestuose. Paoloni afferma che Malavolta non ha dimostrato di aver depositato il denaro previstonell’accordo; Malavolta risponde che li ha chiamati (la moglie) in banca ma che loro non si sono presentati; Paoloni sostiene che l’Agenzia delle Entrate non ha reso noto l’accoglimento della richiesta di dilazione di pagamento: Malavolta replica che era compito di Paoloni chiederlo in quanto presidente e che l’Agenzia non doveva far sapere perchè i consulenti di Paoloni avevano chiesto la sospensione delle procedure; ancora, Paoloni afferma che non ci sono lel liberatorie dei creditori, Malavolta risponde che è ovvio perchè i creditori non erano presenti all’accordo e che non è possibile garantire liberatorie al posto loro. Ma quello che è sembrato più grave a Malavolta è l’affermazione, un pò superficiale per la verità, di Paoloni che asserisce di aver appreso "per le vie brevi" del rischio di un aumento delle passività derivante da attività di contenzosi: come dire, la trattativa sul Teramo si basa anche sulle "chiacchiere"…

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