Cantagalli si dimette: intervento durissimo

TERAMO – L’intervento è durato 3/4 d’ora, in un silenzio totale si è consumato il momento dell’assessore Cantagalli (nella foto tratta da Teleponte). Le dimissioni ci sono state ("Io non minaccio le dimissioni, le do") e i lavori ora, dopo una breve consultazione dei capigruppo, sono stati sospesi. Dopo il momento di Cantagalli, dunque, il Consiglio "chiude". Il momento di Cantagalli: diviso tra giudizi negativi nei confronti della Giunta ("Il successo è come il vino: non tutti reggono l’alcool") e dell’assessore al personale Silvino che pure non ha mai citato ("In 40 anni non ha mai fatto politica vera ma si è sempre interessato solo del sottobosco"). In giunta, per Cantagalli, non c’è più lealtà, un protagonismo spinto mina lo spirito di squadra che era la grande caratteristica della Giunta. E fa anche qualche esempio, l’assessore Cantagalli: è sempre una fatica raggiungere il numero legale per riunire l’esecutivo perchè di andare in Giunta si può fare a meno e a nulla sono valsi i richiami, anche scritti, del sindaco; ognuno insegue una propria linea di comunicazione e tratta con i giornalisti al di là delle indicazioni ufficiali. "Allora mi sono chiesto: che posso fare dopo che per un anno ho segnalato a tutti i rischi cui si andava incontro"? racconta nella prima parte dell’intervento l’assessore alle Finanze:" Posso provocare una scossa", si risponde e decide per il gesto pubblico. "Il progetto mi piaceva e ci credo ancora: per questo mi dimetto". Capitolo a parte è il sindaco:"Il migliore che la città abbia mai avuto. Gli resterò comunque vicino sempre". E poi Silvino, il nemico mai nominato, la causa di tante difficoltà che il settore Finanze, povero di personale e risorse umane, ha accusato sin dall’inizio. Silvino, che fa registrare una "fallimentare gestione del personale", gestione basata su criteri personalistici e clientelari, che ha creato diffuso disagio nei dipendenti, gli amministratori e i cittadini. Una presenza, quella di cui Cantagalli ha parlato a lungo, "sempre stata sinonimo di divisione e mai di unità e condivisione". Una gestione volta " a colonizzare altri territori", in cui i dipendenti vengono spostati e favoriti a seconda delle circostanze (in aula Cantagalli ha fatto risuonare casi specifici) nell’intento di rastrellare consensi politici utili in questo momento di non chiarezza del partito di riferimento a livello nazionale. Insomma, seppur mai nominato, il Silvino che esce dalla descrizione di Cantagalli è quello delle difficoltà create anche alla maggioranza con i vincoli posti dal momento dell’insediamento in poi. Ed è la seconda causa delle dimissioni. Silvino, come anticipato nella notizia sotto, non c’era. Chiusura finale di Cantagalli per Befacchia:"Mi mancherà ma non è detto che non ci si possa scambiare pizzicotti sotto i portici".

Leave a Comment