Ancora su Dario Fo

TERAMO – Ancora una riflessione sullo spettacolo di Dario Fo che l’altra sera a Teramo, all’Università, ha affascinato. Non è stata la sua prima volta a Teramo, ma per qualcuno è stato “Fo per la prima volta”. Vale la pena di riservare uno spazio al commento che ne è scaturito. Eccolo.
“Non è il poeta immaginifico quel Dario Fo che accoglie il folto pubblico dell’Aula Magna nell’Ateneo teramano alle 21,15 di un giorno di maggio. Uomo possente e carismatico, classe di ferro 1926, disincantato e consapevole, è deluso dalla sua corrente politica, amareggiato dall’esito delle ultime elezioni e dall’eliminazione progressiva della satira, dell’ironia, della comicità e della contro-informazione sulla stampa e alla tivù. Nell’ambito della rassegna culturale intitolata “Primavera della Scienza”, volta a suscitare nei giovani un rinnovato interesse per le discipline scientifiche e il metodo sperimentale e articolata dall’Università di Teramo dal 28 marzo al 17 maggio in eventi che culmineranno nella Notte dei Musei domani, alla ludoteca tecnico-scientifica dell’ex area Gavini, lo spettacolo di Dario Fo, in anteprima nazionale, propone un monologo accompagnato da proiezioni di disegni firmati dallo stesso, tratto dalla sua ultima pubblicazione illustrata, edita da Guanda: “L’Apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe!”. Il premio Nobel si augura che negli spettatori intervenga un sano “risentimento con ironia”, che scuota le coscienze. Non a caso le sue profezie apocalittiche prendono le mosse dagli albori della cultura occidentale: anche la satira delle Commedie di Aristofane si ispirava ai fatti tragici della Atene classica. L’uditorio è invitato con veemenza ed eleganza a riflettere sulle più urgenti emergenze ambientali: il carbon fossile e il petrolio prodotti dalla Terra in 150 milioni di anni sembrano essere stati dissipati nell’ultimo secolo da un’umanità incosciente. Vengono passati in rassegna gli effetti dannosi dell’inquinamento, del surriscaldamento globale, della carenza di fonti energetiche. Dario Fo cita nell’ordine le premonizioni di Ingmar Bergman ne “Il settimo sigillo” e dello studioso statunitense Stunberk, il protocollo di Kyoto, le cui istanze sono state disattese, l’ingiustificato ottimismo di politici, banchieri e petrolieri, augurandosi di inculcare un po’ di pessimismo nella società civile, sano propellente che invoglia “ad informarsi e ad incazzarsi”. Ci sarà un giorno in cui la mancanza di energia sarà irreversibile: il black-out globale e l’essiccamento dei pozzi petroliferi preconizzato dallo statunitense Hubert circa cinquant’anni fa, determineranno un nuovo Umanesimo. Si ricomincerà tutto daccapo. L’uomo ricorrerà alla propria inventiva per riprogettare il futuro. Sembra essersi compiuta la fase del giullare, geniale creatore di calembours: prevalgono l’accoramento e la vis polemica dell’intellettuale attivo calato nel suo tempo”.

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