Caso Silvino: l’opposizione chiede chiarezza

TERAMO – "Siamo in prossimità di una notizia di reato". E’ quanto ha sostenuto stamani Maurizio Angelotti (Pd), in relazione alle accuse lanciate ieri nel discorso di dimissioni da Cantagalli su aspetti relativi alla gestione del personale dall’assessore Silvino. Il pensiero corre ai lunghi anni passati con i "fuori posto", l’inchiesta, le conseguenze giudiziarie. Ma Lino Befacchia sgombra il campo dal sospetto di un nuovo caso come quello che anni fa scatenò l’allora Pci:"Noi facciamo politica, non esposti su dicerie". Come dire: se i dipendenti hanno da lamentare fatti reali ricorrano loro alla Giustizia, il Pd si occupa degli aspetti politici. E proprio sugli aspetti politici del dopo Cantagalli stamani i componenti dell’opposizione in Consiglio comunale hanno tenuto una conferenza stampa. Le critiche: in sede di conferenza di capigruppo non è stata accolta la proposta (del Pd) di discutere dei fatti di ieri (dimissioni e accuse) al primo Consiglio utile. Si affronterà il tutto il 26 maggio, con un ordine del giorno che al primo punto prevede il project financing per il nuovo teatro ("Segnale di debolezza" secondo Gianluca Rapagna, Sdi). Per l’opposizione il sindaco è in difficoltà, forse non ha saputo "tenere la Giunta", non sa che dire e si trova di fronte a un bivio: smentire l’assessore Cantagalli o fare chiarezza sui presunti personalismi e azioni clientelari. Ancora: sui comportamenti spiccatamente individualisti di alcuni assessori Chiodi deve prendere provvedimenti. Ovviamente gli si chiede di "essere garante della trasparenza". Sulla cooperativa Musa:" Silvino accusa Cantagalli di voler fare assumere quelle lavoratrici. In realtà non si tratta di un atto clientelare ma di un’azione politica". E non solo. L’opposizione ha ufficialmente specificato:"Ieri si è perso il motore della Giunta. Come conosce Cantagalli la macchina amministrativa non la conosce nessuno. E’ una sconfitta per la città che Chiodi ci farà passare per scelta strategica". Una dichiarazione d’amore quasi imbarazzante, quella della minoranza, legata anche alla volontà di smantellare l’immagine del "modello Teramo".

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