Il Premio Borsellino dall’Abruzzo a Bruxelles

TERAMO – Grande riconoscimento per il Premio Borsellino (concluso da poco in Abruzzo), per l’organizzatrice “Società Civile Abruzzo” e per Leo Nodari, anima instancabile della manifestazione. Il Presidente del Consiglio Regionale abruzzese Marino Roselli  e lo stesso Leo Nodari, infatti, sono stati invitati a presentare la manifestazione “Premio nazionale Paolo Borsellino: 10 giorni per la legalità”  al Parlamento Europeo di Bruxelles  nell’ambito delle iniziative del progetto europeo  “F.L.A.R.E.”  che si svilupperà in Belgio nei giorni nei giorni 9, 10 e 11 giugno. “F.L.A.R.E.”   è  il network internazionale delle organizzazioni europee  della società civile per la educazione alla legalità,  la lotta alla criminalità e  per il contrasto sociale al crimine organizzato,  FLARE, informa una nota, verrà ufficialmente battezzato a giugno 2008 a Bruxelles, nella cornice prestigiosa del Parlamento Europeo, con l’adesione di oltre 300 organizzazioni europee di 30 Paesi. I dibattiti e i workshop saranno arricchiti dalla presenza di tutti i maggiori  testimoni dell’antimafia e dei progetti educativi  di fama internazionale  e dai report riguardo la realtà del fenomeno nei propri contesti nazionali che i partecipanti presenteranno. Il fatto che venga data la possibilità di presentare la rassegna di incontri “Premio Borsellino”  in detto prestigioso contesto europeo è un importante riconoscimento al lavoro che  è stato svolto e verrà svolto in Abruzzo dal Consiglio Regionale e da Società Civile nell’ambito dei progetti di educazione alla legalità  con un ricca serie di iniziative già programmate sul territorio,  che sempre mira ad espandersi grazie al coinvolgimento di tutti i Comuni e le Province d’Abruzzo. “Pensiamo che ancora più importante  sia questo riconoscimento perché – spiega nella nota “Società Civile” – viene dato al lavoro che si svolge in una Regione dove “la nuova mafia” ha il volto dell’indifferenza e si manifesta sotto diverse forme quali l’omertà, la delega, la rassegnazione. Perché il lavoro educativo è essenziale quanto quello preventivo delle Forze dell’Ordine. Perché pensiamo che la speranza di un Abruzzo migliore per tutti si si regga dunque sul "noi". Perché non sempre è stato facile e sarà facile rivolgere l’invito ai giovani di essere sempre assetati di conoscenza, di desiderare sempre il confronto, di gridare la loro voglia ed il loro diritto ad essere giovani, che non significa essere violenti, ma significa gridare con il cuore ferito dall’ingiustizia, atto di amore che permette di reagire contro la violenza”.

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