Il nuovo teatro tra politica e società

TERAMO – Sul project financing di Teramo si è aperto il dibattito. Alla rappresentante del Pd Manola Di Pasquale (vedi articolo di ieri), ha risposto l’assessore all’urbanistica Enrico Mazzarelli mentre su un altro fronte, quello spontaneo della società teramana, dall’intervento di alcuni giorni fa (vedi articolo di sabato 24 maggio) di Romolo Bosi prende spunto oggi Carlo Di Marco, docente all’Università di Teramo. Diamo ordine ai nuovi interventi riportando alcune delle considerazioni dell’assessore Mazzarelli e alcune del professor Di Marco. Per l’assessore Mazzarelli ci sono delle inesattezze in quanto sostiene la Di Pasquale,  perché “il progetto sarà posto a gara e quindi, ove lo stesso venisse ritenuto dal mercato vantaggioso, avremo un gran numero di partecipanti e l’amministrazione potrà godere dei miglioramenti proposti nell’offerta economicamente più conveniente” e di conseguenza “già da questo primo elemento emerge con certezza che allo stato nessuno può conoscere il nome dell’impresa che si aggiudicherà la gara né il contenuto delle offerte che eventualmente perverranno”. Inoltre dice Mazzarelli:” dalle sue parole emerge che una amministrazione intera (le rammento che il provvedimento è stato votato all’unanimità dei consiglieri presenti….!!!) possa essere tanto impreparata da predisporre una procedura di speculazione (che in italiano vuol dire che, con poco scrupolo, si consentono grossi guadagni!!!) senza sapere chi sia il destinatario di tali guadagni”. Nella nota si puntualizza che il piano economico e finanziario dell’intervento è stato verificato da una commissione composta da 5 dirigenti del Comune di Teramo, l’intero ammontare delle opere pubbliche ad esclusivo carico del privato non ammonta a 9.000.000 di euro ma a circa 17.000.000 oltre IVA, l’intero intervento è pari a 42.000.000 di euro oltre IVA “e non 52.000.000 come riferito, il parcheggio multipiano da realizzare nell’area dello stadio e gli altri pertinenziali alle residenze che si andranno a realizzare rappresentino una risorsa e non un limite come emerge dalla sua nota, l’intera area dello stadio misura circa 10.000 mq. dei quali 7.000 rimarranno a spazi aperti”. L’assessore spiega anche che l’area dello stadio, una volta terminata la funzione a cui è stata destinata per 80 anni, avrà bisogno di un intervento immediato al fine di non ripetere il disastro dell’ex ospedale psichiatrico, abbandonato da decenni, non va dimenticato poi che “l’area retrostante alla Basilica della Madonna delle Grazie vive una vera e propria emergenza degrado” e che attraverso l’intervento si perviene alla valorizzazione dell’intera area di Corso Porta Romana, collegata pedonalmente al teatro ed alle sale cinematografiche”. Infine la città si interroga da circa 15 anni sulla migliore collocazione del teatro, la Fondazione Tercas ha appostato in bilancio la somma del contributo da circa 9 anni ed “è venuto il momento di fare e non solo di parlare” e poi “rivolgendosi sempre a Manola Di Pasquale “nella sua nota ha definito “meri speculatori” anche buona parte dei consiglieri comunali del partito democratico che, pur con una serie di distinguo, hanno votato favorevolmente al provvedimento”. Ed ora, le considerazioni di Di Marco. Che si richiama a un sup primo intervento di alcuni mesi fa. All’epoca il docente dell’Università di Teramo prese spunto dal movimento culturale (che prosegue) creato dall’associazione Nuove Armonie. “facevo due considerazioni che ponevo alla base di un invito esplicito alla classe politica teramana. La prima evidenziava la maturità di una leva di artisti in grado – tra l’altro – di indicare la via della partecipazione attraverso la lettura degli strumenti normativi locali (lo Statuto), rammentando così ai politici che loro stessi hanno creato (forse demagogicamente) tali strumenti per tenerli poi a dormire in cassetti polverosi. La seconda poneva l’accento sul tema del superamento della programmazione locale intesa come governo sul territorio. Inventata quotidianamente nel chiuso delle stanze dei bottoni, progettata in angusti studi tecnici, calata sulla città a cose fatte! Auspicavo che la programmazione un giorno potesse diventare governo con il territorio come d’altronde la storia della democrazia oramai cocciutamente ci indica con i processi di Agenda 21 locale, i bilanci partecipativi, i forum e tante altre forme di valorizzazione dei cittadini in quanto portatori di interessi diffusi.
L’invito che rivolgevo ai politici teramani era quello di non perdere l’occasione offerta dalla sacrosanta rivendicazione di un’associazione culturale, per dare prova di un rinnovamento politico autentico. Ma l’occasione è andata persa: le cose (come sottolinea Bosi) sono già fatte; avremo il nuovo teatro dal chiuso della stanza dei bottoni; nessuno ha potuto dire alcunché; cittadini e mondo dell’arte prenderanno quel che passa il convento. Come per Piazza Dante, la protesta dell’associazionismo diffuso è solo vox clamant in deserto”. Prosegue l’intervento di Di Marco:”Pur avendolo sperato (lo confesso…) nessuno al Consiglio comunale dell’altro ieri (neanche fra i banchi dell’opposizione) ha avuto in animo di richiamare espressamente l’ottimo intervento di novembre da parte di Nuove Armonie”.  E infine, tornando a Bosi e al teatro:” mi divide da Bosi  questo voler rinunciare agli strumenti di democrazia creati dalla politica e reclusi subito doponegli oscuri cassetti polverosi del potere. Non è detto che il referendum che in altre città non ha funzionato qui non debba invece dare ottimi risultati di partecipazione democratica. Tale istituto, come noto, è disciplinato dalle fonti normative di autonomia comunale, sicché basterebbe disciplinarlo bene per consegnare ai cittadini una delle armi più efficaci della loro sovranità. Dunque non tutto è perduto nei meandri del verticismo e degli interessi economici di pochi. Nemmeno il teatro…”

 

Leave a Comment