Scommettevano sui cavalli coi soldi degli altri

TERAMO – Sono stati traditi dalla troppa sicurezza ma anche dalla passione smodata per le scommesse sui cavalli e dall’ignoranza della tecnologia. "image""image""image"Perchè se avevano ideato un meccanismo per il quale le spese fatte con la carte di credito rubate sarebbero state scoperte molto più in là della data di acquisto dagli ignari titolari, è anche vero che non sapevano che il tracciato in possesso di CartaSì avrebbe permesso agli inquirenti di riscostruire anche le transazioni non autorizzate: "image""image"ecco allora che i poliziotti della Polpost e della polizia giudiziaria della procura di Teramo hanno scoperto non solo i negozi dove erano stati fatti o tentati gli acquisti, anche quando questi erano chiusi, ma anche cosa succedeva. Nove in manette: tre ex dipendenti dell’Aret, la società che aveva in appalto la consegna delle assicurate di Poste Italiane a Teramo, Sandro Di Berardo, 36 anni, Mannino Massimiani, 28 anni e Cristiano Bartolini, 34 anni (poi trasferitosi a Poste Italiane), i due commercianti Giovanni Gramenzi, 38 anni, e Vittorio Ruggieri, 40 anni (di Colledara), e gli amici Simonetta D’Abramo, 40 anni (di Villa Vomano), "image""image""image"Berardo Torchia, 38 anni, Carlo Vetuschi, 25 anni (di Valle San Giovanni) e Giovanni Ciarroni, 42 anni. I tre adibiti alle consegne facevano risultare consegnate le carte di credito, poi le usavano o le cedevano; quando l’Aret, nel settembre del 2007, non ha rinnovato la convenzione con Poste Italiane, i tre hanno cambiato strategia: si sono sostituiti ai titolari delle carte di credito, facendosi trovare alla consegna delle assicurate da parte dei portalettere di Poste Italiane. Questo significa che erano in grado di sapere tempi e modalità di consegne. L’inchiesta adesso approfondirà su chi fosse la "gola profonda" interna? Sta di fatto che in un anno sono "sparite" con questo meccanismo 23 carte di credito e fatti acquisti o prelievi al Bancomat per un importo complessivo di oltre 40mila euro. Come si sa, la carte Aura non hanno bisogno di codice segreto per gli acquisti: hanno un plafond di 2-3mila euro e permettono la rateizzazione del debito. Quando serviva però il ‘pin’ per i prelievi, non c’era problema perchè riuscivano a rubare anche le assicurate con quello. Adesso sono tutti in carcere, ci sono ovviamente posizioni diverse e meno gravi, si attende l’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip per chiarire ognuno per sè. Intanto sotto la lente d’ingrandimento c’è la posizione del decimo indagato, l’unico che non è finito in carcere: a quanto sembra il suo è stato ruolo non di secondo piano nella vicenda. 

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