Indagato e perquisito il sindaco di Pescara

PESCARA – Il sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, segretario regionale del Pd abruzzese, ha ricevuto informazioni di garanzia in cui si ipotizzano i reati di corruzione, concussione, truffa aggravata e falso ideologico nell’ambito di due inchieste diverse. Agenti della polizia giudiziaria – secondo quanto si è appreso – hanno perquisito la sua abitazione e gli uffici comunali. Le accuse di concussione e corruzione riguarderebbero l’inchiesta per la quale a maggio fu arrestato il braccio destro di D’Alfonso e funzionario comunale Guido Dezio – oggi in libertà – relativa alla presunta richiesta di denaro alle imprese in cambio di atti amministrativi a loro favorevoli. Le accuse di truffa aggravata e falso ideologico sarebbero collegate alla spesa di fondi del Comune per pubblicità istituzionale mentre, secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati per fini privati, in particolare per elettorali. In serata, ha spiegato che non ha nessuna intenzione di dimettersi, facendolo intendere nel corso di una conferenza stampa. Rispondendo alle sollecitazioni di dimissioni giunte dagli "Amici di Beppe Grillo", il sindaco ha detto che "se avessero potuto mi avrebbero convinto a non candidarmi tanto tempo fa". Il primo cittadino ha aggiunto che ci sono "tanti amici" che hanno cercato di non farlo candidare "anche arrivando a
modificare una legge regionale". D’Alfonso ha aggiunto che è pronto a riprendere a lavorare per le esigenze della città. Il sindaco ha sottolineato di aver ricevuto soltanto una perquisizione allo scopo di acquisire documenti, riguardo alla quale fornirà elementi per fare
chiarezza. (ANSA)

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