Cavatori teramani in crisi

TERAMO – Protesta l’associazione dei Cavatori teramani. Alla presenza del vicepresidente della provincia, Giulio Sottanelli, le imprese hanno rappresentato le istanze della categoria in merito alle disparità di trattamento per le attività estrattive fra la provincia di Teramo e quella dell’Aquila, al costo del gasolio e alla diminuzione degli appalti pubblici che in assenza di un quadro normativo certo sono renderebbero esasperata la crisi economica del settore estrattivo teramano. L’associazione Cavatori, informa una nota, in queste settimane, ha avviato un’azione di sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni e dell’opinione pubblica per spiegare le motivazioni e i numeri della crisi. “Nell’ultimo anno – ha affermato Aldo Di Carlo dell’ACT – abbiamo registrato un calo del fatturato fra il 50 e il 70%, solo nel 2008 sono state avviate 30 procedure di cassa integrazione. Una parte dei problemi deriva da aspetti congiunturali generali, come l’aumento del gasolio, altri sono il frutto di una normativa contraddittoria e penalizzante che può essere modificata”. Il vicepresidente Sottanelli ha già convocato un tavolo tecnico per il17 ottobre   per esaminare alcune delle questioni poste dalla categoria come lo smaltimento dei fanghi di lavorazione, l’impatto ambientale del trasporto del materiale inerte e l’apertura di un canale di dialogo con la Regione Abruzzo. “I cavatori – ha dichiarato il vicepresidente, Giulio Sottanelli – chiedono anche alcune modifiche al Piano Territoriale Provinciale e per questo sarà necessario investire la Giunta e il Consiglio, quest’ultimo organo deliberante sul Piano. In senso lato le questioni poste dall’Associazione Cavatori meritano attenzione in quanto investono direttamente e indirettamente tutto il settore edile, un comparto che sia da un punto di vista occupazionale sia da quello produttivo è decisamente significativo”.

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