Ecco il distretto agroalimentare

TERAMO – Vede la luce il distretto agroalimentare del teramano, il primo in Abruzzo. Lo annuncia una nota dell’ufficio stampa della Provincia, promotrice del progetto. Qualche dato: 18 imprese, 21 Comuni, 6 istituzioni e fra queste Università,  Istituto Zooprofilattico e Camera di Commercio , 18 associazioni di categoria, martedì prossimo sottoscriveranno l’accordo quadro per la costituzione del Distretto agroalimentare. Subito dopo si aprirà una fase di “evidenza pubblica” che consentirà anche ad altri soggetti di entrare a far parte della società consortile attraverso l’acquisto di azioni del valore nominale di 100 euro. “Un’ampia cabina di regia, quasi due anni di lavoro, il coinvolgimento diretto delle imprese, il Distretto nasce davvero dal  “basso” e risponde a obiettivi perfettamente aderenti alle esigenze del tessuto produttivo locale” commenta il presidente Ernino D’Agostino. “Possiamo esser certi che il Distretto riuscirà ad avviare un processo di innovazione nei comparti dell’agroalimentare, dell’agrozootecnica e della pesca e che a trarne beneficio sarà tutta l’economia provinciale in quanto si tratta di settori e di prodotti che caratterizzano in maniera spiccata l’identità complessiva del nostro territorio”. La firma dell’accordo è fissata per martedì 25 novembre in Provincia. Il Distretto agroalimentare riguarda un’area che comprende 21 Comuni (Alba Adriatica, Ancarano, Bellante, Castellalto, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Morro d’Oro, Mosciano S. Angelo, Nereto, Notaresco, Pineto, Roseto degli Abruzzi, S. Egidio alla Vibrata, S. Omero, Silvi, Teramo, Torano Nuovo e Tortoreto). L’individuazione di questi territori è stata fatta sulla base di indicatori quali: la significativa integrazione fra le filiere agro-alimentari, compresa quella ittica;  la prevalenza di produzioni caratterizzate da certificazioni di qualità di processo e prodotto; la presenza di produzioni tipiche a forte vocazione turistica ed ambientale; l’offerta di servizi di innovazione, ricerca e sviluppo, alta formazione specialistica e di base; l’interesse degli enti locali al processo di "distrettualizazione".

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