Dobbiamo avere il coraggio di saperlo

TERAMO – La dignità del dolore. In fondo si tratta di questo. Lo hanno chiesto i ragazzi disabili, ospiti dell’Anfass, alla politica, al ministro della Salute, Maurizio Sacconi. Con lui hanno trascorso oggi oltre un’ora. Dignità: la chiedono i ragazzi, le famiglie che del dispiacere hanno fatto motivo d’amore, le madri che da anni, giorno dopo giorno, combattono la guerra quotidiana contro il pregiudizio, contro i disservizi, contro la sofferenza di quei figli meno fortunati a cui vorrebbero regalare una vita che somigli in qualche modo alla normalità. Vincenzo ha 25 anni: è costretto dalla distrofia muscolare su una sedia a rotelle; un tubo gli porta ossigeno per la ventilazione assistita. Vincenzo vive con la madre, vedova, di 75 anni, il cui amore non basta per reggere il peso di un figlio che deve essere preso in braccio per essere messo a letto, alla sera. Fino ad oggi Vincenzo ha potuto contare sull’aiuto dei giovani del Servizio civile. Le cronache di questi giorni ci preoccupano: dalla prossima settimana, a pochi giorni dal Natale, l’Anfass non potrà più  contare su di loro perché si è preferito destinarli ad altre associazioni. Anche Fabio resterà senza il sostegno dei volontari: oggi ha chiesto al ministro un piccolo regalo, di poter avere la compagnia di un coetaneo piuttosto che dei nonni, troppo anziani per portarlo a fare una passeggiata. Fabio ha preso a schiaffi tutta la politica, oggi. Con tutte le sue difficoltà, ha preso la parola per dire: “Ministro, secondo me qualche volta buttate i soldi per cose inutili”. Le parole di Fabio hanno imbarazzato anche gli applausi, soffocato dalla colpevole consapevolezza e dall’amarezza dei presenti. Mariolina, ha 20 anni e le sue grida e il suo lamento hanno attratto dolorosamente l’attenzione di tutti i presenti, ministro e scorta compresi. Sua madre, ha chiesto la dignità di poter essere moglie, di dormire con suo marito, che da 20 anni veglia sul letto quella figlia, tormentata da una lesione celebrale. Questa madre, dopo aver ceduto al senso di gelosia, al senso di amore che le impedivano di affidare la figlia alla degenza diurna in una struttura, si è vista respingere la richiesta poiché i tagli della sanità hanno prescritto il “numero chiuso” per le prestazioni in diurno. Lo confessiamo: avremmo dovuto avere più coraggio per sentire e vedere tutto questo, il coraggio di aver vergogna di pensare che si può fare “numero chiuso” del sollievo alla sofferenza. Loro oggi, invece, con sofferenza e dignità, hanno avuto quel coraggio che la politica ha dimostrato di non conoscere. (m.d.t.)

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