Acerbo, le mense per "i poveri", la civiltà

L’AQUILA – (Regflash) – Il Consigliere del partito di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo dichiara: "L’accorata protesta dei volontari della mensa di Celestino dell’Aquila è un segnale che le istituzioni devono raccogliere immediatamente. E’ scandaloso che strutture così importanti di solidarietà siano lasciate sole ad affrontare la disperazione e le difficoltà dei settori più svantaggiati della società. Da quel che mi risulta, su iniziativa di Rifondazione comunista, nella precedente legislatura era stata approvata una norma a sostegno delle mense. A causa dei problemi derivanti dal deficit sanitario la norma non era stata rifinanziata per il 2008, ma la nostra assessora Betti Mura era intervenuta per reperire i fondi con un’azione di piano che agiva sul Fondo Sociale regionale. Non si capisce perchè la direzione competente non abbia ancora erogato il finanziamento. Invito l’assessore competente e il Presidente a effettuare una celere verifica. Da comunista non posso non aggiungere che i dati sull’aumento dei "nuovi poveri" e delle famiglie in difficoltà, che cresceranno esponenzialmente a causa della crisi, ripropongono la necessità dell’estensione degli ammortizzatori sociali per chi viene espulso dal mondo del lavoro senza tutele e di un reddito sociale di cittadinanza per il quale rifondazione si batte da anni. Per quanto riguarda la richiesta rivolta ai consiglieri regionali di un atto di generosità mi dichiaro disponibile e martedì andrò a far visita alla struttura. Spero lo facciano anche gli altri che guadagnano molto più di me che prendo "solo" 2.200 euro perchè il resto lo verso al mio partito". Sin qui, la cronaca ma ovviamente val la pena di andare almeno un po’ oltre. E di spingersi fino alla riflessione che riguarda purtroppo non solo la mensa di Celestino che è l’oggetto dell’intervento di Acerbo. Ce ne sono tante, sparse in Abruzzo e in tutt’Italia di "mense per i poveri" (l’espressione sarà brutta ma rende…) che chiudono. Non è un segnale di crisi ma di inciviltà. Chiudere la porta in faccia alla disperazione deve fare vergognare chiunque. Giornalisti, governatori, consiglieri, assessori e cittadini non disperati. Acerbo continui la sua battaglia in nome e per conto di tutti noi, che comunque abbiamo l’obbligo di sostenerlo. E magari chieda anche la collaborazione del suo partito. Tempo di crisi: si può risparmiare anche sulle spese di luce, acqua e riscaldamento delle sedi dei partiti in favore del pranzo di chi è disperato. E che nessuno osi parlare di demagogia e populismo. Qui si parla di sopravvivenza. E basta. 

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